Iniziativa Bussola depositata con oltre 115’000 firme valide

Il comitato promotore dell'Iniziativa Bussola ha depositato oggi un numero di firme ampiamente sufficiente.
(Keystone-ATS) Il comitato promotore dell’Iniziativa Bussola ha depositato oggi un numero di firme ampiamente sufficiente. Il progetto di modifica costituzionale mira in particolare a sottoporre i nuovi accordi tra Svizzera e UE alla doppia maggioranza di popolo e Cantoni. La data esatta del voto sarà oggetto di calcoli politici.
Delle circa 140’000 sottoscrizioni raccolte, più di 115’000 sono state autenticate (ne servono 100’000), indica un comunicato diramato oggi dal comitato. La Cancelleria federale procederà ora alla loro verifica, dopo di che sarà definitivamente chiaro se l’iniziativa sia riuscita.
Il comitato ha ribadito la richiesta che l’iniziativa popolare “Per la democrazia diretta e la competitività del nostro Paese – No a una Svizzera membro passivo dell’UE (Iniziativa Bussola)” sia sottoposta a votazione prima che venga presa una decisione sui trattati con Bruxelles.
No a tatticismi del Consiglio federale
Ciò è possibile, anche se i tempi sono stretti. I promotori del testo hanno volutamente deciso di non sfruttare l’intero periodo di raccolta delle sottoscrizioni, di 18 mesi, ma di presentare le firme già dopo undici mesi (la campagna di raccolta è stata lanciata lo scorso 30 settembre). “Consiglio federale e parlamento dovranno ora dimostrare quanto sia importante per loro la democrazia diretta. Sta a loro permettere una decisione politicamente fondata sui trattati con l’UE. Per farlo, dovranno mostrare la stessa volontà di osservare la democrazia diretta che ha dimostrato il comitato d’iniziativa, rinunciando così a tatticismi e non esaurendo i termini”, si legge nella nota.
In passato, ricordano i promotori del testo, il Consiglio federale non ha sempre impiegato tutto il tempo che la legge consente per elaborare un messaggio – ad esempio, in occasione delle iniziative sui pesticidi ha sottoposto il suo progetto alle Camere federali dopo poco più di otto mesi.
Governo: referendum facoltativo basta
Il governo propone di sottoporre il pacchetto di accordi solo al referendum facoltativo. Ciò significa che basterebbe la maggioranza del popolo. Il governo sostiene che in casi come quello dell’intesa tra Berna e Bruxelles, attualmente all’esame del parlamento, la Costituzione federale non preveda il referendum obbligatorio.
Lo scorso aprile il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ignazio Cassis ha ricordato la chiara bocciatura in votazione nel 2012 dell’iniziativa “Accordi internazionali: decida il popolo!”. Una netta maggioranza non aveva voluto un referendum obbligatorio sui trattati internazionali con importanti disposizioni normative.
Indipendentemente dall’Iniziativa Bussola, la proposta del governo di ammettere solo il referendum facoltativo sull’intesa con l’UE passerà all’esame delle Camere federali.
Inaccettabile adozione dinamica del diritto UE
Gli autori dell’Iniziativa Bussola sostengono che i nuovi trattati comportino profonde limitazioni della democrazia diretta e della sovranità della Svizzera. L’adozione dinamica del diritto dell’UE e il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea equivarrebbero a una “adesione passiva” all’UE. Inoltre, il recepimento dinamico delle norme europee ridurrebbe i vantaggi competitivi della Svizzera.
“Scavalcare popolo e Cantoni sui trattati con l’UE non è corretto dal punto di vista politico-istituzionale e non riflette la portata della ripresa dinamica del diritto né l’ingerenza nel nostro sistema politico che essa comporta”, recita il comunicato.
I sostenitori dei nuovi accordi con l’UE accusano invece i promotori dell’iniziativa di avere motivi tattici. Secondo loro, l’obiettivo è quello di aumentare gli ostacoli all’accettazione degli accordi con Bruxelles. La necessità di una maggioranza dei Cantoni è un’invenzione degli oppositori, ha ad esempio scritto alla fine di aprile il consigliere nazionale Eric Nussbaumer (PS/BL) sulla rete sociale X.
L’Iniziativa Bussola è sostenuta da un gruppo di imprenditori vicini ai fondatori della società di gestione patrimoniale Partners Group con sede a Baar (ZG). Fanno parte del comitato promotore anche alcuni membri del parlamento appartenenti a UDC e PLR, il caporedattore della rivista Nebelspalter – foglio satirico politicamente borghese – Markus Somm, l’ex campione dello sci Bernhard Russi e il celebre ex moderatore della televisione pubblica svizzerotedesca SRF Kurt Aeschbacher. L’iniziativa non fa riferimento esplicito all’intesa con Bruxelles, ma a “trattati internazionali che prevedono il recepimento di disposizioni importanti che contengono norme di diritto”.