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Iniziativa alimentazione: comitato, pericolosa e lontana da realtà

Keystone-SDA

Gli obiettivi dell'Iniziativa sull'alimentazione sono utopici e realizzabili solo con interventi drastici su consumi e produzione, che metterebbero a rischio la libertà di scelta della popolazione.

(Keystone-ATS) L’avvertimento arriva dal comitato che si batte contro il testo, sottoposto a votazione federale il prossimo 27 di settembre.

L’iniziativa, il cui nome per esteso è “Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita”, chiede che l’agricoltura e l’intera filiera puntino maggiormente sulla produzione e sul consumo di derrate di origine vegetale anziché animale.

Il testo, promosso dall’associazione “Acqua pulita per tutti”, prevede anche di aumentare il tasso di autoapprovvigionamento netto della Confederazione, che dovrebbe passare dall’attuale 46% ad almeno il 70%. Esige altresì che siano preservate acqua potabile a sufficienza, la biodiversità e la fertilità del suolo. Gli obiettivi andrebbero raggiunti entro 10 anni dall’eventuale adozione. Governo e Parlamento ne raccomandano la bocciatura.

Un punto di vista condiviso dal comitato per il no, che oggi durante un incontro con i media ha esposto i propri argomenti. Stando ai presenti, l’iniziativa vuole introdurre un paternalismo lontano dalla realtà e rischierebbe di essere controproducente. L’aumento al 70% dell’autosufficienza, hanno evidenziato i vari oratori, è impraticabile. I consumatori sarebbero costretti a un’alimentazione prevalentemente vegana, la produzione indigena ne uscirebbe indebolita, il costo degli alimentari crescerebbe e si favorirebbe il turismo della spesa.

Secondo la versione scritta del suo discorso, il consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi (Centro), presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), ha affermato che l’iniziativa punta sul controllo statale anziché sulla responsabilità individuale. Inoltre, essa non riguarda solo l’agricoltura, ma anche migliaia di piccole e medie imprese “lungo l’intera filiera alimentare”.

Anche stando alla sua collega alla Camera dei cantoni Petra Gössi (PLR/SZ), mettere nelle mani dello Stato tutto questo potere in materia di alimentazione sarebbe un fallimento assicurato. Un’attuazione degli obiettivi comporterebbe massicce restrizioni nella vendita e sarebbe rischiosa dal punto di vista della politica commerciale, ha lamentato la “senatrice” svittese.

Il comitato riunisce voci di tutti i partiti. Se la consigliera agli Stati Franziska Roth (PS/SO) si è detta preoccupata per le ripercussioni sociali dato che l’aumento dei prezzi graverebbe soprattutto sulle famiglie a basso e medio reddito, la consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE) ha parlato di raggiro e coercizione vegana. Christine Badertscher (Verdi/BE), a sua volta deputata a Berna, ha invece evidenziato i pericoli per l’economia montana e alpina. Inoltre, ha sostenuto l’ecologista, non si possono modificare le abitudini alimentari delle persone con un articolo costituzionale.

Il presidente di Gastrosuisse, Beat Imhof, ha sottolineato che l’iniziativa, seppur animata da buone intenzioni, è potenzialmente nociva. Andrebbe infatti a colpire “il nostro patrimonio culinario: fondue, raclette, carne secca, Papet vaudois, sminuzzato alla zurighese”.

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