Iniziativa 10 milioni: sospiro di sollievo collettivo dopo rifiuto
Un segnale che la perenne ricerca di capri espiatori da parte dell'UDC ha stancato la popolazione, nonché della volontà degli svizzeri di mostrarsi coesi e aperti verso l'Europa.
(Keystone-ATS) In questo modo partiti e mondo del lavoro hanno commentato, sollevati, l’esito della votazione odierna, con la quale popolo e cantoni hanno respinto l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”. Mentre in casa democentrista ci si lecca le ferite, in tanti sottolineano comunque che la questione dell’immigrazione va affrontata.
A esultare per il no al testo è soprattutto la sinistra. Molte persone ne hanno fin sopra i capelli di sentire che i migranti sono responsabili di tutto, ha detto il co-presidente del PS Cédric Wermuth. “Per fortuna, questa ricerca di capri espiatori ha raggiunto il suo limite”.
Inoltre, l’approccio bilaterale è profondamente radicato nella popolazione, ha continuato l’argoviese. “Nell’era di Putin e Trump, era impensabile che potesse essere seriamente messo in discussione”.
Il popolo ha rifiutato la propaganda allarmistica dell’UDC, scegliendo invece una Svizzera aperta, confermano i Verdi. Secondo la formazione, i cittadini sostengono la cooperazione con l’Europa, in quanto relazioni ordinate e costruttive con i nostri vicini sono essenziali. Pertanto, gli Accordi bilaterali III devono essere finalizzati rapidamente, ha affermato la capogruppo alle Camere federali Greta Gysin (TI).
Iniziativa molto pericolosa
“Siamo riusciti a dimostrare che sarebbe stata estremamente pericolosa”, ha invece rimarcato il co-presidente del PLR Benjamin Mühlemann parlando dell’iniziativa. Stando al consigliere agli Stati glaronese, il Paese sarebbe stato “praticamente dilaniato” se fosse passata. La maggioranza della popolazione non desiderava però tale divisione, bensì lo sviluppo e la coesione.
Per il presidente del Centro Philipp Matthias Bregy, è giusto che sia stato avviato un dibattito in merito. Tuttavia, le soluzioni avanzate dall’UDC erano sbagliate. A detta del vallesano, l’attenzione adesso deve essere rivolta a una crescita qualitativa e non quantitativa.
Gli elettori hanno dimostrato “di affidarsi alla ragione piuttosto che all’allarmismo. La Svizzera tradizionalmente affronta le sue sfide con pragmatismo, innovazione e coesione, non con isolamento e slogan semplicistici”, ha dichiarato il presidente dei Verdi liberali Jürg Grossen.
Niente da festeggiare
Lato sconfitti, non si nasconde la delusione. “Non c’è nulla di cui essere contenti oggi”, ha detto il presidente dell’UDC Marcel Dettling, secondo cui è fondamentale che in futuro si tenga conto dell’ampia minoranza che ha votato sì. “I problemi rimarranno: invito coloro che ora festeggiano ad affrontarli”, ha commentato amaramente il consigliere nazionale svittese.
Gli altri schieramenti, in particolare la sinistra, devono prendere coscienza del problema dell’immigrazione, che sta causando una crescente pressione sugli affitti e sui trasporti, ha rincarato la dose la consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE), dicendosi sicura che con questo risultato “le cose non miglioreranno” e che il tema resterà d’attualità.
Cartellino giallo da non ignorare
Un punto quest’ultimo con cui concorda la direttrice di economiesuisse Monika Rühl, che invita a non ignorare il “cartellino giallo” di oggi. “Abbiamo la responsabilità di trovare soluzioni alle varie sfide”, ha fatto notare. A suo avviso, pure le imprese devono fare la loro parte e sfruttare meglio il potenziale della forza lavoro indigena.
Il no odierno ha scongiurato lo scenario peggiore, ma l’economia resta sotto pressione, ha rilevato l’Unione svizzera degli imprenditori (USI). Secondo l’associazione, la Svizzera potrebbe ridurre volontariamente l’immigrazione. Tuttavia, ciò richiede un senso di responsabilità e la volontà di contribuire da parte di tutti.
Compiaciuti anche i sindacati, che però non si accontentano. Ora, avvertono, servono miglioramenti per i lavoratori, soprattutto per quanto riguarda il potere d’acquisto e gli alloggi a prezzi accessibili.
Gli svizzeri hanno respinto questa “iniziativa estrema” perché vogliono mantenere gli accordi bilaterali con l’Ue, il ricongiungimento familiare e la protezione dei salari, è la posizione dell’Unione sindacale svizzera (USS), mentre per Travail.Suisse le sfide attuali non si risolveranno con una politica di isolazionismo, un rigido limite demografico e un sistema di contingenti.
Ue rinfrancata
Infine, se la ride l’Unione europea, che guardava all’appuntamento con le urne con una certa inquietudine. Questa iniziativa “metteva direttamente a repentaglio i nostri rapporti e rischiava di compromettere gli scambi quotidiani”, ha detto l’europarlamentare Christophe Grudler, vicepresidente della delegazione incaricata di gestire le relazioni con la Confederazione. Ora, focus sui bilaterali III, pacchetto che, stando al deputato francese, “fornirà risposte concrete a diverse preoccupazioni sollevate in Svizzera, in particolare grazie a una clausola di salvaguardia in caso di difficoltà significative”.
Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha brevemente reagito in prima persona con un post su X, dicendo di aver presto atto del risultato e di voler continuare a modernizzare e approfondire i rapporti sull’asse Berna-Bruxelles.
La tedesca rivela di aver avuto una “buona discussione” con il presidente della Confederazione Guy Parmelin, senza rilasciare ulteriori dettagli.