Iniziativa 10 milioni: proiezione, no al 55%
Gli svizzeri hanno bocciato oggi alle urne l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!".
(Keystone-ATS) È quanto indica una proiezione diffusa dall’istituto demoscopico gfs.bern per conto della SSR, stando alla quale il testo promosso dall’UDC è stato respinto dal 55% degli aventi diritto.
Il margine di errore è del 3%. Lukas Golder, politologo di gfs.bern, ha spiegato che a risultare decisiva è la netta proporzione di contrari registrata in Romandia e nei centri urbani.
In diversi cantoni della Svizzera tedesca si profila comunque una vittoria dei sì. I favorevoli sono attualmente avanti anche in Ticino, dove, dopo lo spoglio di 60 comuni su 100, l’oggetto raccoglie il 52,2% dei consensi. Grande equilibrio invece nei Grigioni (78 municipi su 100 scrutinati), con i sì al 50,4%.
Nota anche come Iniziativa per la sostenibilità, chiedeva di limitare la popolazione residente permanente nella Confederazione, stabilendo un tetto massimo di 10 milioni di abitanti fino al 2050. Raggiunta la quota di 9,5 milioni, Consiglio federale e Parlamento avrebbero dovuto adottare provvedimenti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento famigliare. Ad esempio, le persone ammesse a titolo provvisorio non avrebbero più potuto ottenere un permesso di dimora o di domicilio, né la cittadinanza elvetica.
Il governo avrebbe inoltre dovuto invocare le clausole previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. Se le misure non fossero state sufficienti, il passo successivo sarebbe stato rescindere i trattati, tra i quali, dopo due anni, l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
L’obiettivo dei promotori era porre un freno all’immigrazione di massa. A loro dire, questo fenomeno è all’origine di numerosi problemi, fra cui la carenza di alloggi, l’aumento della criminalità, la cementificazione del paesaggio, la pressione sul sistema educativo e i treni sovraffollati. D’altro canto, gli scettici, sostenuti da esecutivo e Camere, hanno evidenziato come l’iniziativa fosse un pericolo il benessere e il funzionamento della società. Per le imprese sarebbe infatti stato difficile continuare ad assumere la manodopera necessaria e agli ospedali e alle case di cura sarebbe mancato personale, senza dimenticare la messa in discussione della via bilaterale con l’Ue.