La televisione svizzera per l’Italia

Iniziativa 10 milioni: popolo dice no, bocciata con il 54,8%

Keystone-SDA

Gli svizzeri non vogliono che l'immigrazione sia limitata attraverso un rigido controllo della popolazione. Oggi hanno bocciato l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni!", che voleva introdurre questo tetto massimo al numero di abitanti fino al 2050.

(Keystone-ATS) A scrutinio ultimato, il testo, noto anche come Iniziativa per la sostenibilità, ha incassato il 54,8% di no. La partecipazione a questa votazione federale si è attestata su un alto 58,9%.

Come lasciavano presagire i sondaggi – che non chiudevano la porta a nessun esito, pur se i contrari sembravano poter godere di una certa corrente ascensionale nelle ultime settimane – il risultato non è stato schiacciante. L’elevata affluenza dimostra che si è trattato del momento saliente della legislatura, ha fatto notare il politologo di gfs.bern Lukas Golder. L’incerta situazione globale e le campagne multimilionarie hanno contribuito a mobilitare la gente, senza dimenticare l’influenza dei social e l’ampia copertura mediatica.

La votazione è stato molto seguita e discussa anche all’estero, trovando spazio su diversi rinomati organi di stampa stranieri, come Der Spiegel, Le Figaro, Guardian o addirittura il New York Times. D’altronde, un sì sarebbe stato un unicum a livello globale: nessuna nazione al mondo impone infatti limiti numerici alla propria popolazione.

Il solito Röstigraben

La votazione è stata caratterizzata dal tradizionale Röstigraben: i cantoni romandi contrari in blocco, mentre diversi fra quelli svizzerotedeschi si sono espressi a favore. Con questi ultimi si è schierato, seppur di misura, anche il Ticino, dove l’oggetto ha raccolto il 50,7% dei consensi.

Fra i no, spicca il 73,5% di Basilea Città, mentre nella parte francofona del Paese gli oppositori hanno dominato a Neuchâtel (67,3%), Ginevra (65,4%) e Vaud (64,5%). Proposta rifiutata pure nei Grigioni, ma con percentuali più incerte (51,5%).

Campioni di sì sono invece stati Appenzello Interno (65,9%), Svitto (il cantone del presidente dell’UDC Marcel Dettling, 63,2%) e Uri (59,9%). Il testo è stato accolto anche ad Argovia, Appenzello Esterno, Glarona, Nidvaldo, Obvaldo, San Gallo, Soletta e Turgovia.

In totale, 14 cantoni hanno detto no e 12 sì. Un altro fossato osservato è stato quello fra campagna (favorevole) e città (contrarie).

9,5 milioni nel 2031?

Alla fine del 2025, in Svizzera vivevano circa 9,1 milioni di persone, 1,7 milioni in più rispetto al 2002. Preoccupati per questo trend al rialzo – dovuto soprattutto all’arrivo di stranieri – i fautori dell’iniziativa chiedevano di limitare la popolazione residente permanente nella Confederazione, stabilendo un tetto massimo di 10 milioni di abitanti fino al 2050.

Raggiunta la quota di 9,5 milioni (stando alle stime ciò accadrà probabilmente nel 2031), Consiglio federale e Parlamento avrebbero dovuto adottare provvedimenti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento famigliare. Ad esempio, le persone ammesse a titolo provvisorio non avrebbero più potuto ottenere un permesso di dimora o di domicilio, né la cittadinanza elvetica.

Il governo avrebbe inoltre dovuto invocare le clausole d’eccezione e di salvaguardia previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. Se le misure non fossero state sufficienti, il passo successivo sarebbe stato rescindere i vari trattati, e, come ultima spiaggia dopo due anni, l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.

Cavalli di battaglia

I promotori hanno però fallito nel loro obiettivo di porre un freno all’immigrazione di massa con questo strumento. A loro dire, tale fenomeno è all’origine di numerosi problemi di svariato genere e natura del Paese, che spaziano da cavalli di battaglia come l’aumento della criminalità a questioni ambientali, vedasi la cementificazione del paesaggio.

Fra le motivazioni più citate anche la crisi immobiliare, con un mercato caratterizzato dalla carenza di alloggi e pigioni sempre più care, così come il sovraffollamento dei treni e la congestione delle strade. Altra argomentazione spesso sollevata, quella della pressione sul sistema educativo: più le classi pullulano di bambini non di lingua madre, più il livello medio si abbassa, è stato fatto notare durante la campagna.

Pericolo per la società

D’altro canto, gli scettici, sostenuti da esecutivo e Camere, hanno convinto la popolazione evidenziando come l’iniziativa fosse un pericolo per il benessere e il funzionamento della società, creando problemi invece di fornire soluzioni. Per le imprese sarebbe infatti stato difficile continuare ad assumere la manodopera necessaria, mentre agli ospedali e alle case di cura sarebbe mancato personale.

Senza dimenticare, hanno martellato in questi mesi gli oppositori, le minacce portate dal testo dell’UDC alla tradizione umanitaria del Paese e, soprattutto, alla via bilaterale con l’Ue, vista l’interconnessione fra l’accordo sulla libera circolazione e i bilaterali I. Non da ultimo, sarebbero venute a cadere le collaborazioni europee nell’ambito di Schengen e Dublino, con conseguenti grattacapi non indifferenti nella lotta al terrorismo e nella gestione delle procedure d’asilo.

Articoli più popolari

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR