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Inflazione aumenta in Svizzera, Banca nazionale ritoccherà tassi?

Keystone-SDA

Il netto aumento dell'inflazione registrato in Svizzera nel mese di agosto (0,8%, massimo da settembre 2024) ha sorpreso gli esperti: ora tutti si chiedono se quanto sta succedendo avrà conseguenze sulla politica monetaria della Banca nazionale svizzera (BNS).

(Keystone-ATS) La maggioranza degli analisti non appare preoccupata, ma c’è anche chi ritiene che l’istituto guidato da Martin Schlegel dovrà abbandonare il livello dello 0,0% del suo tasso guida prima di quanto finora previsto.

La progressione del parametro calcolato dall’Ufficio federale di statistica è dovuta principalmente al rialzo dei prezzi dell’energia registrato dopo il fallimento della tregua tra Stati Uniti e Iran, afferma Alexander Koch, analista di Raiffeisen. “Di conseguenza, anche in Svizzera i prezzi dell’olio da riscaldamento e della benzina sono aumentati notevolmente”.

“L’aumento del rincaro non è realmente preoccupante”, gli fa eco Felicitas Kemeny, responsabile del settore congiuntura presso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco). Non da ultimo il trasporto dei prodotti petroliferi è diventato più costoso a causa del basso livello del Reno. “La situazione dovrebbe normalizzarsi nel prossimo futuro”. Non si osserva una crescita generalizzata dell’inflazione, che rimane comodamente entro i limiti della stabilità dei prezzi: la BNS considera tale stabilità garantita in un intervallo compreso tra lo 0% e il 2%.

Diversi altri specialisti condividono questa opinione. Marc Brütsch, capo economista di Swiss Life, attribuisce l’incremento del rincaro non solo ai prezzi dell’energia, bensì anche all’indebolimento del franco. Di conseguenza i costi di importazione di determinati beni sono aumentati. Gli effetti di secondo impatto sull’inflazione di fondo (quella che esclude energia, carburanti, prodotti freschi e stagionali) sono quasi impercettibili: il relativo tasso è salito solo dallo 0,3% allo 0,4%. “A nostro avviso, ciò non comporta per la BNS alcuna necessità di agire”, afferma Brütsch.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Santosh Brivio di Banca Migros. “La questione decisiva è se la debolezza del franco porti a un aumento duraturo dell’inflazione: al livello attuale, riteniamo che questo rischio sia limitato”. Per Reto Cueni, capo economista di Syz Group, il netto aumento dei prezzi dei beni esteri, con un incremento dell’1,4% rispetto al mese precedente, evidenzia che l’inflazione continua a provenire prevalentemente da oltre frontiera: il rincaro interno, invece, rimane basso. “La Banca nazionale esaminerà attentamente questo dato più elevato del previsto, ma non vedo quasi alcun motivo per cui dovrebbe modificare la sua attuale linea di condotta”.

C’è chi però non è perfettamente dello stesso avviso: l’impennata dell’indicatore aumenta la pressione sulla BNS affinché intervenga, sostiene Thomas Gitzel, capo economista della VP Bank. Anche in Svizzera i rischi relativi all’andamento dei prezzi si sono infatti spostati al rialzo e un indice Saron – quello del mercato monetario a breve termine – leggermente negativo mal si concilia bene con un’inflazione dello 0,8% in presenza di una crescita economica elevata. A suo avviso l’istituto centrale dovrebbe quindi rivedere il proprio orientamento di politica monetaria. “Non si può escludere un aumento dei tassi d’interesse a dicembre”.

Una posizione analoga viene espressa da GianLuigi Mandruzzato di EFG Bank: “Esiste il rischio che la BNS prenda in considerazione un inasprimento della politica monetaria alla fine del 2026 o all’inizio del 2027”. E anche per Maxime Botteron di UBS l’odierna “sorpresa inflazionistica” rafforza l’aspettativa che si verifichi una normalizzazione della politica monetaria: il professionista prevede tuttavia il primo aumento dei tassi solo nel giugno 2027.

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