La televisione svizzera per l’Italia

Industrializzare la Luna, nuova frontiera pure per aziende svizzere

Keystone-SDA

L'industrializzazione della Luna è in marcia e le aziende del settore spaziale in Svizzera intendono prendervi parte. In attesa di sfruttare le risorse lunari le imprese sviluppano le tecnologie necessarie per stabilire una presenza umana sul satellite della Terra.

(Keystone-ATS) Nella Confederazione l’industria spaziale genera un fatturato di circa 330 milioni di franchi; includendo il comparto scientifico si raggiungono 400-600 milioni. Sono circa 120 le ditte attive nel ramo, che impiega quasi 3000 persone. Seppur ancora giovane, questo mercato è “in forte crescita”, secondo Swissmem, l’associazione dell’industria tecnologica.

Nulla di sorprendente se si sa che la Svizzera è la sesta potenza europea in materia di spazio e il settimo contributore dell’Agenzia spaziale europea (ESA), di cui è membro fondatore. “Nessuna missione europea vola senza un equipaggiamento importante fabbricato in Svizzera”, sottolinea Didier Manzoni, vicedirettore generale di Apco Technologies. Con sede ad Aigle (VD), la sua società ha fornito equipaggiamenti per la navicella Orion della missione Artemis, il razzo Ariane 6 e tutti i programmi dell’ESA, in particolare il rover marziano di ExoMars. L’importo di questi ordini resta confidenziale, così come il fatturato del gruppo, descritto però da Manzoni come “in aumento”.

Il programma Artemis della NASA, che mira a stabilire una presenza umana duratura attorno e sulla Luna, riveste un’importanza considerevole per gli attori dell’industria spaziale elvetica come Apco Technologies, ma anche Beyond Gravity: la filiale di Ruag International ha sviluppato per Orion meccanismi di orientamento dei pannelli solari. “Artemis rafforza la posizione del gruppo in vista di futuri programmi spaziali internazionali”, spiega Alexandra Isele, dirigente di Beyond Gravity. “Marte rappresenta la prossima grande tappa dell’esplorazione spaziale e vi vediamo a lungo termine un ambito di attività importante per le nostre tecnologie”. A causa della netta crescita del mercato spaziale, il gruppo zurighese – il cui giro d’affari, corretto dagli effetti legati alle cessioni, è salito nel 2025 del 12% a 402 milioni di franchi – investe nell’estensione delle proprie capacità di produzione su diversi siti.

“Gli investimenti sul mercato lunare sono in aumento”, assicura Emmanuelle David, direttrice del Centro spaziale dell’EPFL, il Politecnico federale di Losanna. Pave Space, una start-up nata dall’EPFL e fondata nel 2024, in primavera ha raccolto circa 40 milioni di dollari (33 milioni di franchi) per sviluppare veicoli destinati ad accelerare la messa in orbita dei satelliti. “Si tratta di una delle più importanti raccolte di capitali nel settore spaziale europeo”, rileva l’ingegnera.

David vede nel programma della NASA le prime avvisaglie di un’industrializzazione della Luna. “Gli accordi Artemis, lanciati nel 2020 su iniziativa della NASA e degli Stati Uniti, firmati da diversi paesi tra cui la Svizzera, gettano le basi non solo dell’esplorazione ma anche dello sfruttamento delle risorse della Luna, di Marte e di altri corpi celesti”, spiega. Uno dei grandi principi degli accordi Artemis stabilisce infatti che “l’estrazione e l’utilizzo delle risorse spaziali è permesso, senza costituire un’appropriazione nazionale”.

Lo sfruttamento industriale delle risorse del satellite naturale resta tuttavia lontano: secondo Manzoni ci vorranno diversi decenni. “Molti ostacoli persistono a una presenza umana, in particolare il fatto che non c’è atmosfera e che il livello di radiazioni è circa 200 volte superiore a quello osservato sulla Terra”, rileva.

Prima di sviluppare attività sulla Luna, bisognerà in effetti poterci sopravvivere. L’azienda zurighese Sirin Orbital Systems ha sviluppato diverse soluzioni per l’ESA in vista della futura colonizzazione e industrializzazione della Luna. “Si tratta in particolare di sistemi di sopravvivenza e, soprattutto, di una tecnologia di trasferimento di energia senza fili, che permetterà una gestione e una distribuzione sostenibili dell’energia per le future basi lunari”, spiega il direttore generale Matteo Madi. I contratti firmati finora sono finora limitati. “Prevediamo tuttavia una forte crescita del mercato e della domanda entro la fine del decennio grazie al successo dei lanci di grandi operatori spaziali come lo Starship di SpaceX”, afferma Madi.

Secondo un’analisi di Deloitte pubblicata a fine agosto, l’economia lunare, pur essendo ancora agli inizi, ha un potenziale considerevole: entro il 2050 potrebbe generare tra 343 e 566 miliardi di dollari. Lo studio individua innanzitutto le infrastrutture necessarie per vivere e lavorare sulla Luna – trasporto, energia, comunicazioni, mobilità, costruzione e sistemi di sopravvivenza – che in uno scenario di crescita accelerata potrebbero rappresentare il primo grande mercato, con un valore di 282 miliardi di dollari entro il 2050. Una volta creata l’infrastruttura di base, potrebbero svilupparsi attività pubbliche e commerciali legate a sicurezza nazionale, dati e servizi lunari, nuove risorse e materiali e produzione nello spazio, per un valore aggiuntivo stimato di 284 miliardi di dollari sempre entro il 2050. Gran parte delle prime attività dovrebbe concentrarsi attorno al polo sud lunare, dove la presenza di ghiaccio, l’esposizione prolungata al sole e terreni strategicamente rilevanti potrebbero sostenere operazioni di lungo periodo.

Articoli più popolari

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR