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Incendio Crans-Montana: titolare del bar in detenzione preventiva

Keystone-SDA

È stato posto in detenzione preventiva Jacques Moretti, il proprietario del Constellation, il bar in cui si è verificato il devastante incendio di Capodanno a Crans-Montana, che ha provocato 40 morti e 116 feriti.

(Keystone-ATS) Il Ministero pubblico ha disposto questa misura nei suoi confronti per “potenziale rischio di fuga”, si legge in una nota diffusa nel pomeriggio dalla procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud. La moglie Jessica resta libera.

“Tenuto conto delle dichiarazioni del signor Moretti, del suo percorso di vita e della sua situazione in Svizzera e all’estero, il Ministero pubblico ha ritenuto che il rischio di fuga fosse concreto”, precisa il comunicato. “Per quanto riguarda la gerente, visto il suo percorso e i suoi legami personali, il Ministero pubblico ha ritenuto che una richiesta di misure sostitutive consentisse di ovviare al rischio di fuga”.

La coppia francese è arrivata stamane in procura a Sion con i tre avvocati Yaël Hayat, Nicola Meier e Patrick Michod, verso le 8:00, scortata dalla polizia cantonale e facendosi strada tra una cinquantina di giornalisti e fotografi svizzeri, italiani e francesi.

L’interrogatorio, durato oltre sei ore, è stato condotto da tre procuratori, tra cui Catherine Seppey (incaricata dell’inchiesta) e Beatrice Pilloud. “L’udienza ha riguardato la loro situazione personale”, ha precisato Pitteloud a Keystone-ATS. La coppia si è mostrata collaborativa. Le questioni relative al dramma saranno chiarite prossimamente dalla giustizia vallesana. Diversi avvocati delle vittime hanno potuto assistere all’udienza e porre domande.

Al termine, Jacques Moretti è uscito a bordo di un furgone della polizia cantonale. Jessica, attesa dai giornalisti, ha tenuto a presentare le sue scuse. “I miei pensieri costanti vanno alle vittime. È una tragedia inimmaginabile e si è verificata nella nostra struttura. Posso solo scusarmi con tutte le vittime e le persone che ancora oggi lottano”, ha affermato, visibilmente provata, secondo le immagini pubblicate sul sito di Léman Bleu. I suoi legali non hanno commentato. Per entrambi e sino al termine dell’inchiesta vale sempre la presunzione di innocenza.

In una nota diffusa al termine dell’udienza, Romain Jordan, avvocato di diverse famiglie delle vittime ha affermato che “non spetta alla parte ricorrente commentare le questioni relative alla detenzione preventiva”.

“La preoccupazione principale delle famiglie rimane il rischio di scomparsa delle prove o di influenza nefasta sulle testimonianze da raccogliere, sia presso gli imputati che presso le autorità che hanno riconosciuto le lacune. Spetta al Ministero pubblico condurre senza indugio le indagini necessarie per ovviare a tale rischio”.

“Decine di interrogatori” sono già stati condotti dalla polizia cantonale vallesana e/o dal Ministero pubblico, ha ricordato infine la procuratrice generale Pilloud.

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