Il Papa nel carcere di Barcellona e poi all’Abbazia di Montserrat
Nel suo secondo giorno a Barcellona, Papa Leone XIV si è recato al centro penitenziario "Brians 1", dove ha ascoltato le testimonianze di un detenuto e di una detenuta.
(Keystone-ATS) “Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”, ha affermato il pontefice nel carcere situato nel comune di Sant’Esteva Sesrovires.
“Nella nostra vita il passato non condanna il futuro – ha aggiunto Prevost -, ma ci offre la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte”. Il Papa ha quindi chiesto di aggrapparsi al Signore che “invita continuamente alla speranza e mostra un orizzonte meraviglioso che nessuna barriera fisica può impedirci di raggiungere”.
“A ciascuno di voi dico – ha concluso -: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore! Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare”.
Il Papa ha donato ai detenuti una icona della Madonna di Kazan di Fatima. Riprendendo una delle immagini più amate della tradizione cristiana orientale, dove era spesso posta presso le porte delle città e delle case come segno di custodia e protezione. Maria accompagna ogni persona oltre il peso della sofferenza e dell’errore, verso un cammino di riconciliazione e di nuova vita.
Dopo la visita al penitenziario, Papa Leone XIV si è trasferito in auto, e successivamente in golf-cart, all’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat, luogo iconico della Spagna a 40 km da Barcellona, situato a 720 metri di altitudine, su un fianco dell’omonima montagna, per la preghiera del rosario.
Giunto all’atrio antistante la Basilica, il pontefice, mentre rintoccano le campane, è stato accolto dal vescovo della diocesi di Sant Feliu de Llobregat, mons. Xabier Gómez García, e dal padre Abate del monastero di Montserrat, Manel Gasch i Hurios. Nell’atrio erano presenti circa 1’000 bambini.
“Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace”, ha poi affermato il pontefice nel suo discorso alternando catalano e spagnolo.
“Deponiamo le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore”, Gesù “non porta armature” e sulla croce “si abbandonerà per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore”, ha ancora affermato papa Leone, invitando ad intraprendere “la via della misericordia, della riconciliazione, della verità”.
“Allo stesso tempo”, Gesù “smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide”, “violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite”.
Nella basilica, importante centro spirituale della penisola iberica, si venera l’immagine romanica della Vergine di Montserrat. Durante la guerra civile spagnola tra il 1936 e il 1939, i monaci dovettero abbandonare il monastero e 23 di loro furono uccisi. Al loro ritorno nel 1939, Montserrat, assunse nuovamente il ruolo di centro spirituale della Catalogna. L’11 settembre del 1881, ricorrenza della Festa nazionale della Catalogna, Leone XIII ha dichiarato la Madonna di Montserrat patrona della Catalogna.