IA non basterà a risolvere problema carenza personale in Svizzera
Nei prossimi dieci anni oltre 900'000 lavoratori in Svizzera raggiungeranno l'età pensionabile, pari a circa un quinto della popolazione attiva, e in numerosi settori l'intelligenza artificiale (IA) non sarà sufficiente a compensare la carenza di personale.
(Keystone-ATS) Lo sostiene un’analisi della società di consulenza Deloitte, che ha esaminato 279 professioni per valutare il fabbisogno di sostituzione legato all’invecchiamento e il potenziale di trasformazione attraverso l’IA.
Le maggiori difficoltà riguardano le professioni incentrate sull’assistenza alle persone, sui servizi e sulle attività pratiche. Tra gli infermieri, quasi 22’000 lavoratori, pari al 23% della categoria, hanno almeno 55 anni. La quota sale al 30% nelle professioni di assistenza sanitaria, al 35% tra i conducenti di autobus e tram, nonché al 33% tra gli aiuti domestici e gli addetti alle pulizie. Anche diversi mestieri nell’ambito dell’istruzione presentano un fabbisogno di ricambio superiore alla media.
In questi rami le attuali tecnologie di IA possono semplificare la documentazione, la pianificazione, le attività amministrative e la ricerca di informazioni. Difficilmente, però, potranno sostituire nel prossimo futuro il personale che assiste anziani e malati, insegna ai bambini o svolge lavori manuali. La carenza di manodopera rischia quindi di persistere e di aggravarsi.
Il quadro è diverso per alcune professioni caratterizzate da un elevato contenuto di attività intellettuali e amministrative, come la programmazione informatica, il marketing, la traduzione e la consulenza legale. In questi comparti il potenziale di trasformazione attraverso l’IA viene ritenuto elevato, mentre il fabbisogno di sostituzione dovuto ai pensionamenti risulta relativamente contenuto. Secondo Deloitte non si possono escludere tagli occupazionali, soprattutto nei ruoli più esposti all’automazione.
Un rischio particolare riguarda i posti destinati ai giovani all’inizio della carriera. Le attività semplici e ripetitive, attraverso le quali i neodiplomati e i neolaureati acquisiscono esperienza, possono essere sempre più spesso svolte dall’IA. Le imprese dovranno quindi trovare nuovi modi per garantire la formazione pratica e consentire ai giovani di sviluppare le competenze necessarie.
“Il pericolo maggiore non è che l’IA sostituisca i posti di lavoro, ma che le imprese mantengano invariate le proprie modalità operative limitandosi ad aggiungere questa tecnologia ai processi esistenti”, osserva Marc Beierschoder, dirigente di Deloitte Svizzera, citato in un comunicato. Il vero potenziale, secondo l’esperto, consiste nel ripensare interi processi aziendali e ridefinire le attività che dovranno essere svolte dalle persone.
Per Michael Grampp, capo economista di Deloitte Svizzera, è importante non considerare l’IA una soluzione automatica alla penuria di personale. Il cambiamento demografico richiede anche una riflessione sul sistema formativo, con un maggiore riconoscimento della formazione professionale accanto ai percorsi accademici.
L’analisi invita quindi imprese, istituti di formazione e politica a rafforzare le opportunità di ingresso e di carriera nei settori della cura, della ristorazione, della logistica e dell’artigianato. Allo stesso tempo, nei mestieri più esposti all’automazione saranno necessari aggiornamento professionale e ridefinizione dei ruoli.
Sempre secondo gli specialisti di Deloitte la pianificazione del personale e le strategie legate all’IA dovranno procedere insieme. L’obiettivo per la Svizzera sarà aumentare la produttività grazie alle nuove tecnologie, senza trascurare il ricambio generazionale e la disponibilità di lavoratori qualificati nei settori in cui la presenza e le competenze umane restano indispensabili.
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