I mercati credono nella pace. Borse in rally, giù petrolio e gas
Gli spiragli di pace fra Stati Uniti e Iran spingono le Borse in rally e fanno crollare le quotazioni del petrolio.
(Keystone-ATS) A 67 giorni dall’attacco voluto dal presidente americano Donald Trump la prospettiva di un accordo per porre fine alla guerra e riaprire la Stretto di Hormuz ha galvanizzato i listini. Prima quelli asiatici, poi gli europei, infine Wall Street dove l’indice S&P 500 ha ritoccato i record.
Anche Milano ha fatto un suo exploit e ha rivisto i massimi da marzo 2000 (FTSE Mib +2,35% a 49’696.75 punti). Il maggior rialzo è stato tuttavia segnato da Parigi che ha guadagnato quasi il 3% (+2,94% a 8’299.42 punti) mentre Londra e Francoforte sono cresciute rispettivamente del 2,15 e del 2,12%, a rispettivamente 10’438.66 e 24’918.69 punti. A Zurigo l’indice dei valori guida SMI ha terminato a 13’283,26 punti, in progressione dell’1,77% rispetto a ieri.
Il ritorno della propensione al rischio sui mercati azionari è stato favorito dal venir meno delle aspettative di inflazione se si arriverà davvero alla fine delle ostilità ponendo fine alla corsa dei prezzi dell’energia.
Proprio questa attesa è stata inglobata nei prezzi del greggio con il WTI statunitense sceso ben sotto la soglia dei 100 dollari. In serata segna un calo del 7,2% a 94,9 dollari al barile. Stesso ribasso per il Brent del Mare del Nord che viaggia appena sopra i 101 dollari. In decisa flessione anche il gas: ad Amsterdam il TTF ha perso il 5,9% appena sopra i 44 euro al megawattora.
In parallelo sono calati i rendimenti dei titoli di Stato, a partire dai Treasuries americani. Si è tornato a scommettere che con il venir meno dello spettro dell’inflazione la Federal Reserve quest’anno potrebbe tagliarli davvero. Giù anche il dollaro, ridisceso a livelli pre-guerra: per un euro viene scambiato a 1,17.
La caduta dei rendimenti ha riguardato pure i bond europei. Lo spread fra BTP italiano e il Bund tedesco è scivolato a 74,6 punti base, il primo con un tasso sceso di oltre 11 punti al 3,74% mentre il rendimento del secondo è tornato sotto il 3% (al 2,99%).
Se i mercati guardano avanti la Banca centrale europea (BCE) non ha invece ancora accantonato la possibilità di una stretta monetaria. “Nel complesso la situazione attuale sembra discostarsi dalle nostre proiezioni di base di marzo, con l’accrescersi della probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di interesse”, ha dichiarato Piero Cipollone, componente del board della BCE.
Nell’euforia generalizzata ha oscillato l’oro che nel finale di giornata perde lo 0,6% a 4.689 dollari l’oncia.