Guy Parmelin mette in guardia da un’escalation nel Golfo
Davanti ai media riuniti oggi a New York per l'81esima Assemblea generale dell'ONU, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha messo in guardia dalle conseguenze di un'escalation del conflitto nella regione del Golfo.
(Keystone-ATS) Paradossalmente, l’evoluzione attuale potrebbe rafforzare la cooperazione tra i piccoli Stati, stando al consigliere federale.
Parmelin ha dichiarato che l’obiettivo delle Nazioni Unite è un ritorno a una maggiore stabilità e a soluzioni politiche concrete, sia nella regione del Golfo Persico sia tra la Russia e l’Ucraina.
Per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente, la Svizzera dispone di un mandato di potenza protettrice per le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran. Secondo il presidente della Confederazione, questo ruolo permette a Berna di mantenere canali di comunicazione tra i due Stati, anche quando i negoziati politici falliscono temporaneamente.
La diplomazia è spesso caratterizzata da battute d’arresto e delusioni, ha indicato. “È tuttavia essenziale mantenere i contatti, cercare nuove strade e tenere aperti i canali di dialogo. È precisamente ciò che la Svizzera cerca di fare”.
Alla ricerca di alternative
Quanto all’ordine internazionale, Parmelin ha ammesso che si ha l’impressione che il potere politico abbia preso il sopravvento sulle regole internazionali. Il consigliere federale ha tuttavia osservato che numerosi piccoli Stati cercano di reagire a questa nuova situazione rafforzando la loro cooperazione.
Paradossalmente, l’evoluzione attuale potrebbe persino rafforzare questa collaborazione, ha dichiarato ancora Parmelin. La Svizzera mantiene numerosi contatti con Paesi che si trovano anch’essi ad affrontare le conseguenze delle tensioni geopolitiche ed economiche. Per il consigliere federale “si tratta tanto di questioni politiche quanto di problemi economici e di catene di approvvigionamento”.
Secondo Parmelin, una ventina di Paesi partecipano ormai all’iniziativa “Future of Investment and Trade (FIT) Partnership”, lanciata nel 2025 da Svizzera, Nuova Zelanda, Singapore ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo di questa iniziativa è cercare nuove strade per affrontare le sfide attuali.
Controversia doganale con Usa
Nella controversia doganale con gli Stati Uniti, l’obiettivo principale, dal punto di vista del Consiglio federale, è garantire la stabilità dell’economia svizzera. Berna ha negoziato una dichiarazione comune con Washington. Le due parti rispettano attualmente gli accordi che vi sono sanciti, ha sottolineato Parmelin.
Proseguono intanto i negoziati in vista di un accordo a lungo termine e giuridicamente vincolante. “Dobbiamo essere in due per trovare una soluzione”, ha dichiarato Parmelin, che ha anche incontrato, a margine dell’Assemblea generale, il rappresentante statunitense per il commercio Jamieson Greer.
Incontri con Canada e Vietnam
Con il primo ministro canadese Mark Carney, Parmelin ha concordato di esaminare, in occasione del prossimo Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), le possibilità di sviluppare ulteriormente l’accordo bilaterale di libero scambio.
Il presidente della Confederazione ha inoltre incontrato il presidente vietnamita Tô Lâm per un colloquio bilaterale. Parmelin ha annunciato che si recherà in Vietnam dopo la riunione della Banca mondiale a Bangkok per firmare l’accordo di libero scambio tra i due Paesi.
Quando gli è stato chiesto se questa visita fosse la sua ultima apparizione in qualità di consigliere federale a New York, il vodese ha risposto scherzando: “No, perché ho ancora il 2031 segnato nella mia agenda”.