Grandi aziende: meno emissioni CO2 dirette, ma salgono le indirette
Le aziende svizzere di primo piano non hanno compiuto grandi progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra nel corso del 2025.
(Keystone-ATS) È quanto emerge da un’analisi dei dati di sostenibilità condotta dall’agenzia Awp, che ha esaminato i bilanci ambientali disponibili fra quelli pubblicati dalle 20 società comprese nell’SMI, il principale indice della borsa elvetica.
In termini aggregati, le emissioni dirette di CO2 (Scope 1 e 2, una classificazione in cui “scope” sta per ambito), cioè quelle legate ai processi produttivi, al riscaldamento, alla flotta aziendale e alla produzione di energia, sono diminuite complessivamente di circa il 3% rispetto all’anno precedente. Un dato che potrebbe sembrare positivo, ma che secondo gli analisti non rappresenta un vero cambio di passo.
Il quadro cambia radicalmente guardando alle cosiddette emissioni Scope 3, ovvero quelle lungo l’intera catena del valore a monte e a valle. Tale voce, che di solito costituisce la parte più ampia dell’impronta di carbonio di un’impresa, è aumentata di quasi il 6%.
Il primato delle emissioni operative resta saldamente al colosso del cemento Holcim, con 55 milioni di tonnellate di CO2, un valore di gran lunga superiore a quello degli altri gruppi. Seguono il produttore di materiali da costruzione Amrize (16 milioni) e il gigante alimentare Nestlé (3 milioni). Per quanto riguarda le emissioni indirette (Scope 3), il record appartiene al gruppo tecnologico ABB, con 425 milioni di tonnellate, davanti a Nestlé (75 milioni) e a Holcim (37 milioni).
Andando nei dettagli, Holcim ha ridotto le emissioni dirette del 2%, ma ha visto salire le Scope 3 del 6% a causa di emissioni legate a partecipazioni e acquisti. Amrize (nata dalla scissione delle attività statunitensi della stessa Holcim) ha tagliato le proprie emissioni dirette del 4%; non fornisce ancora dati completi sulle Scope 3, ma promette un’analisi approfondita entro l’anno.
Nestlé ha fatto meglio di molti: grazie alle energie rinnovabili e all’agricoltura rigenerativa ha ridotto sia le emissioni dirette (-6%), sia quelle indirette (-3%). ABB ha diminuito le emissioni operative (-3%), ma ha registrato un netto aumento delle Scope 3 (+8%), spiegato con un forte portafoglio ordini e una diversa composizione dei prodotti venduti (gran parte delle emissioni avviene durante l’uso degli apparecchi da parte dei clienti).
Alcune aziende hanno ridotto entrambi i tipi di emissioni: è il caso di Givaudan, Novartis, Roche, Swiss Life e Swisscom. Altri gruppi hanno migliorato solo le emissioni dirette, peggiorando quelle indirette: in primo piano in questo caso figurano Geberit, Lonza, Sika, UBS e Zurich. Swiss Re ha fatto l’opposto: ha aumentato le proprie emissioni operative, ma ha ridotto quelle della catena di fornitura. Infine, Kühne+Nagel si segnala come l’unica società dell’indice SMI a peggiorare su entrambi i fronti: il gruppo logistico attribuisce l’aumento del suo impatto ambientale a una migliore qualità dei dati e a un incremento del traffico aereo di merci.
Considerazione importante: le emissioni finanziate di banche e assicurazioni (cioè le emissioni di gas serra attribuite alle istituzioni finanziarie per i loro prestiti, investimenti e attività di finanziamento) non sono state incluse nello studio.