GR: trovate zecche anche a 2 mila metri
Non è una notizia positiva quella diffusa oggi dall'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SFL) di Davos: stando a un sondaggio, sono state rinvenute zecche anche a 2 mila metri d'altitudine, mentre a 1400 metri hanno già colonizzato campi e boschi. Il riscaldamento climatico potrebbe spiegare questo fenomeno
(Keystone-ATS) Il polo di ricerca ha svolto questo sondaggio nel corso dell’estate, ricevendo oltre 900 riscontri da parte di persone che hanno notato zecche oppure sono state morse da questi insetti (le morsicature, se non curate, possono provocare anche serie malattie, n.d.r).
“Poiché le segnalazioni sono distribuite in modo molto omogeneo sul territorio e, soprattutto, in base all’altitudine, possiamo trarre conclusioni attendibili sulla presenza delle zecche nelle montagne grigionesi”, ha spiegato la biologa Anne Kempel a SRF, emittente che per prima ha riportato la notizia.
Le prime analisi mostrano che le zecche vengono avvistate molto più raramente al di sopra dei 1’500 metri. Tuttavia, le segnalazioni provenienti dal settore agricolo indicano che le zecche possono essere presenti anche a oltre 2’000 metri. “Su una alpe su due o tre al di sopra di tale quota sono state trovate zecche sugli animali da allevamento”, ha specificato la ricercatrice.
Per la Kempel, questo risultato non rappresenta una sorpresa, ma si inserisce nel quadro generale. Proprio a un’altitudine compresa tra i 1’400 e i 1’500 metri sul livello del mare, infatti, si moltiplicano le segnalazioni, mentre in passato in quelle zone non c’erano zecche o ce n’erano pochissime. Ciò suggerisce che si siano diffuse in quelle zone solo negli ultimi anni.
Kempel intravvede nel riscaldamento climatico una possibile spiegazione all’origine di tale fenomeno. Con l’aumento delle temperature, le condizioni di vita delle zecche migliorerebbero anche a quote più elevate.
Sempre più morsi di zecca
Stando a una nota diffusa il 15 aprile scorso dall’l’Istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva), i morsi di zecca sono in costante aumento in Svizzera. Soltanto l’anno scorso i casi notificati alla Suva sono stati quasi 18 mila, una cifra superata soltanto nel 2020. Tra il 2005 e il 2009 i casi erano circa 9000 all’anno, mentre tra il 2020 e il 2024 si è passati a oltre 14 mila.
Dal punto di vista giuridico, un morso di zecca è considerato un infortunio, motivo per cui i costi sono coperti dall’assicurazione contro gli infortuni. Le zecche possono infatti trasmettere malattie come la già citata borreliosi o la meningoencefalite primaverile-estiva (FSME o TBE, dall’inglese Tick-borne encephalitis). In base ai dati della Suva, ogni anno vengono concesse in media otto rendite d’invalidità a seguito di morsi di zecca. E circa ogni cinque anni si verifica un decesso.
Il 92% dei morsi si verifica durante il tempo libero, soprattutto tra maggio e luglio. E circa il 40% nei fine settimana. Anche quest’anno ci sono già stati i primi morsi di zecca. Secondo i dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica, a gennaio e febbraio sono stati registrati oltre 200 casi di borreliosi e sei casi di FSME. Al momento della pubblicazione di questi dati da parte della Suva, le informazioni relative a marzo e aprile non erano ancora disponibili.
La borreliosi è un’infezione batterica che può causare problemi alla pelle, ai nervi o alle articolazioni e va trattata con antibiotici. La menigoencefalite FSME, benché più rara, è una malattia virale che può colpire cervello e meningi e causare danni permanenti. In mancanza di una terapia specifica è consigliata la vaccinazione.
Anche la Suva attribuisce l’aumento al cambiamento climatico: le temperature più miti prolungano il periodo di attività delle zecche e ne favoriscono la diffusione. Per colpa delle temperature più miti, in Svizzera le zecche restano attive quasi tutto l’anno. Negli inverni caldi si attivano prima e vanno in cerca di cibo più a lungo