GR: processo Bondo, difesa critica operato della Procura grigionese
Il secondo giorno del processo sulla frana del Pizzo Cengalo è iniziato con l'arringa difensiva dell'avvocato di uno dei due funzionari dell'Ufficio foreste e pericoli naturali. Egli ha criticato aspramente il lavoro della giustizia grigionese.
(Keystone-ATS) Nove lunghi anni. È il tempo trascorso dalla frana fino al processo per la morte degli otto escursionisti, che il 23 agosto 2017 vennero travolti dalla frana del Pizzo Cengalo in Val Bregaglia. Una lunga attesa sulla quale stamattina l’avvocato di uno dei due funzionari cantonali ha espresso delle critiche.
Il processo avrebbe dovuto svolgersi nell’autunno del 2024, ovvero due anni fa. Ma le prove acquisite dalla Procura pubblica grigionese erano incomplete per il Tribunale regionale Maloja. La corte basa le sue decisioni proprio sulle prove raccolte. Il tribunale ne ha così raccolte ulteriori, un lavoro definito”impegnativo” dall’avvocato. Il tribunale non sarebbe stato autorizzato a richiedere determinati documenti al Politecnico federale di Zurigo, al Comune di Bregaglia e al Canton Grigioni.
Comune responsabile per chiusura dei sentieri
La difesa del funzionario cantonale ha anche affrontato la questione della chiusura dei sentieri in Val Bondasca. Secondo l’avvocato era il Comune a dover garantire la sicurezza dei sentieri. L’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali fornisce solamente valutazioni tecniche al Comune e non ha alcun obbligo di formulare raccomandazioni. Una spiegazione che, a detta dell’avvocato, manca nell’atto d’accusa.
La chiusura dei sentieri non era di competenza del suo cliente.
Conseguenze di una condanna
Secondo l’avvocato della difesa, una condanna porterebbe in futuro all’applicazione di un criterio irrealistico nella valutazione delle situazioni di pericolo. “Basta uno sguardo alla carta dei pericoli dei Grigioni per vedere che vaste parti del Cantone sono esposte a pericoli naturali”. Se si dovesse escludere ogni rischio residuo di un evento, ampie zone dei Grigioni diventerebbero inabitabili, ha affermato l’avvocato.
Nessuno degli imputati è responsabile del fatto che, nel caso della frana del Pizzo Cengalo del 2017, si sia concretizzato il rischio residuo.
Nella frana del 23 agosto 2017 persero la vita otto persone – quattro tedeschi, due austriaci e due svizzeri. Ai cinque imputati viene contestato il reato di omicidio colposo plurimo, in relazione alla mancata chiusura dei sentieri escursionistici.