GR: per la prima volta in Svizzera, “NoPlace” è arrivato a Maloja
Lo scorso finesettimana si è tenuto per la prima volta su suolo elvetico l'evento artistico "NoPlace". Il progetto si basa sull'idea di non separare i ruoli di artisti, curatori e partecipanti. In totale hanno partecipato 246 persone.
(Keystone-ATS) Maloja, e prima ancora la Val Bregaglia, hanno accettato di affrontare una forma nuova di organizzazione artistica. Anna Radaelli, curatrice della Biennale Bregaglia 2026, ha convinto gli abitanti a gettarsi in una nuova avventura. Quasi 300 artisti avevano dato conferma scritta. Dopo il check-in sul posto, 246 persone hanno raggiunto le strade e i sentieri nello spartiacque tra l’Alta Engadina e il primo villaggio della Bregaglia.
Malgrado il titolo dell’evento, giunto alla sua quinta edizione, sono stati coinvolti diversi luoghi: il garage della sciovia Aela, l’Hotel Kulm, l’Hotel Schweizerhaus, il centro incontro Salecina, la torre Belvedere e la riserva naturale che la circonda, la chiesa bianca, la chiesa cattolica e la chiesa protestante, la palestra del Comune e la diga di Orden.
La differenza fra “NoPlace” e una mostra tradizionale
La manifestazione è stata definita dall’artista italiano e promotore di “NoPlace” Umberto Cavenago nel seguente modo: “È al contempo inclusiva, perché chiunque può essere invitato, ed esclusiva, perché se sono terminati gli inviti disponibili non si fa eccezione: non si può partecipare se non su invito. È un evento libero, ma con determinate regole di base”.
Proprio questo elemento differenzia “NoPlace” dalle mostre tradizionali. L’idea è nata nel 2015 ed è stata portata avanti da Umberto Cavenago insieme a Ermanno Cristini e Giancarlo Norese, cui si sono aggiunti Ilaria Caldirola e Roberto Pacchioli. Ogni partecipante è contemporaneamente artista e curatore e ha la responsabilità di invitare altri partecipanti. La manifestazione si basa su una struttura a rizoma, nella quale ogni partecipante può coinvolgere altri artisti, fino a un massimo di 41 persone per ciascun gruppo. Il modello rizomatico – che viene usato in botanica, filosofia, sociologia e politica – descrive rapporti in totale assenza di gerarchia o controllo. L’unica possibilità per manifestare le proprie intenzioni o capacità è la negoziazione, l’accettazione e la fiducia.
Interazione fra artisti, abitanti e il luogo
L’edizione andata in scena a Maloja è la quinta. L’evento è partito da Monza, toccando poi altre località della Lombardia e della Liguria. L’evento vive di passaparola, ma può contare sul supporto di una piattaforma online, che viene aggiornata costantemente. Tra gli strumenti che il sito offre c’è l’elenco dei partecipanti e il loro contatto. In questo modo chi vuole seguire un dato artista, può comunicare direttamente. La riuscita dell’evento dipende dagli artisti e dagli abitanti del luogo: dalla loro curiosità reciproca e presenza nascerà qualcosa. L’artista non dispone di uno spazio espositivo prestabilito, mentre il visitatore non entra in un museo sapendo già che cosa troverà.
Lo scorso sabato a Maloja la sorpresa è stata grande: attraverso bandiere, pratiche tradizionali, condivisione di racconti, della propria biografia, di anni di lavoro o di un caffè, ciascuno ha interpretato l’occasione ponendo l’accento su aspetti diversi dell’interazione. Non c’era un tema prestabilito. Era richiesto unicamente il rispetto. Qualcuno ha messo al centro se stesso e il proprio lavoro, qualcuno ha coinvolto i presenti nel processo creativo, qualcuno ha trasformato l’incontro in un’opera d’arte o ha innescato dei processi destinati a germogliare nel futuro.
Conoscere tutti gli artisti non è stato possibile e ciascuno ha creato la propria esperienza data dalla somma degli incontri fatti; anche la comunicazione è avvenuta principalmente dal confronto sul posto. Il progetto “NoPlace” non mira all’esaustività, né a essere presente ovunque o a imporre una chiave di interpretazione. L’esperimento sociale ha ripagato quanti ci hanno creduto e ha dato uno scossone a tutte le certezze su ruoli e rapporti, sul tempo, sulla percezione di sé, su quanto poco occorre se c’è terreno fertile.
Partecipanti da tutto il mondo
A Maloja sono giunte persone con carriere istituzionali documentate, presenti alla Biennale di Venezia, al Musem of Modern Art di New York, in istituti d’arte a Tokyo e a Washington, vincitori di premi internazionali. Il modello reticolare ha unito Grigioni, Ticino, Lombardia con Parigi, Berlino e New York. L’invito è giunto anche a bambini e a persone che non occupano un posto di prestigio nel mondo dell’arte, perché il requisito per esserci non era la fama.
L’assenza di responsabili, di un piano e di garanzie è stato vissuto come un limite da alcuni e come un’opportunità da altri. “Una percentuale di rischio non deve trattenere dal mettersi in gioco”, ha dichiarato a Keystone-ATS Davide Fogliata, presidente di Progetti d’arte in Val Bregaglia, che ha partecipato alla realizzazione di questo evento collaterale e indipendente dalla Biennale Bregaglia 2026.