GR: Moesano, il caldo porta attenzione sui corsi d’acqua
Le estati più calde spingono sempre più persone verso fiumi, riali e laghetti alpini. Nel Moesano la pressione resta per ora contenuta, ma l'interesse per luoghi freschi e attività nella natura cresce e pone anche nel Grigioni italiano la questione della prevenzione.
(Keystone-ATS) In Ticino la forte frequentazione estiva di fiumi come Maggia e Verzasca ha già portato a campagne di sensibilizzazione e misure specifiche. Nei Grigioni, invece, non esiste una campagna cantonale analoga ad “Acque sicure”. La situazione, secondo Coira, è diversa: i fiumi grigionesi sono usati meno spesso per nuotare o fare il bagno, perché spesso molto freddi, con forte corrente o soggetti a variazioni di portata legate allo sfruttamento idroelettrico e allo scioglimento delle nevi.
Il caldo rafforza il turismo estivo
Nel Moesano, tuttavia, la stagione estiva sta assumendo un ruolo sempre più importante nell’offerta turistica. Secondo Christian Vigne, direttore dell’Ente turistico regionale, negli ultimi anni si osserva “un’evoluzione significativa”: l’estate in montagna sta diventando “un punto di riferimento sempre più marcato”, ha dichiarato a Keystone-ATS, anche grazie a temperature generalmente più miti rispetto alle aree urbane e di pianura.
Questo interesse riguarda anche passeggiate lungo i corsi d’acqua, laghetti alpini, aree ombreggiate e itinerari in quota, soprattutto nei periodi più caldi. La fruizione, precisa Vigne, resta però “generalmente diffusa sul territorio e meno concentrata rispetto ad altre realtà, come ad esempio alcune valli ticinesi”. Lungo la Moesa, la Calancasca, i riali laterali e presso alcuni laghetti alpini vi sono certamente zone attrattive, ma al momento non si registra “una pressione tale da richiedere misure paragonabili a quelle adottate in Ticino”.
Una pressione non ancora paragonabile
Il tema non è quindi quello di un’urgenza immediata, ma di una tendenza da seguire. Lo stesso Vigne sottolinea che “l’evoluzione climatica e le nuove abitudini dei visitatori sono aspetti che meritano attenzione”. Il Moesano non conosce oggi la concentrazione di bagnanti osservata in altre regioni, ma la ricerca di fresco, natura e attività all’aperto potrebbe rafforzare nei prossimi anni anche la frequentazione dei corsi d’acqua.
È in questa prospettiva che si inserisce la questione della prevenzione. Nel Moesano, spiega il direttore dell’Ente turistico, la sensibilizzazione passa oggi soprattutto attraverso singoli attori, Comuni, segnaletica locale, indicazioni puntuali e buon senso dei frequentatori. I concetti di sicurezza nelle acque e in montagna sono presenti in diverse occasioni, ma non esiste uno strumento coordinato e riconoscibile pensato specificamente per il Grigioni italiano.
Prevenzione affidata all’autoresponsabilità
Uno strumento di questo tipo, secondo Vigne, potrebbe rappresentare “un valore aggiunto”, soprattutto se adattato alle specificità locali. Non si tratterebbe di una “mancanza urgente”, precisa, ma di un tema sul quale, in prospettiva, potrebbe essere utile rafforzare la collaborazione tra enti turistici, Comuni, Cantone e servizi competenti.
La risposta del Cantone conferma che, nei Grigioni, la prevenzione resta fondata soprattutto sull’autoresponsabilità e sulle campagne nazionali dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI). Salvo pochi laghi, le acque grigionesi non sono sorvegliate; il bagno avviene quindi a proprio rischio. Finora Coira ha rinunciato a una campagna cantonale specifica per prevenire incidenti balneari o sportivi in torrenti, fiumi e laghi. La diffusione locale e regionale dei messaggi nazionali di prevenzione viene comunque giudicata positivamente.
Il ruolo dei Comuni
Per una regione come il Moesano, dove la frequentazione è diffusa e non concentrata in pochi punti, anche la questione delle competenze resta importante. Secondo il Cantone, se un Comune crea luoghi di balneazione ufficiali, infrastrutture o fonti di pericolo lungo i fiumi, può avere un dovere d’informazione. Nel caso di corsi d’acqua naturali, una certa responsabilità può entrare in gioco se sono noti pericoli non immediatamente riconoscibili, come forti correnti, rulli d’acqua o luoghi dove in passato si sono verificati diversi incidenti.
In questi casi, secondo Coira, possono rendersi necessarie misure adeguate alle circostanze, per esempio cartelli di avvertimento o informazione preventiva alla popolazione. Non si tratta però di un sistema cantonale centralizzato: la prevenzione resta legata alla situazione concreta, alle conoscenze locali e alla responsabilità dei diversi attori coinvolti.
Pochi dati specifici sugli incidenti
A complicare una valutazione precisa c’è anche la mancanza di dati dettagliati. L’Ufficio cantonale dell’igiene pubblica non dispone di una statistica specifica sulle operazioni di salvataggio in acqua e nemmeno la Polizia cantonale tiene un registro sugli interventi o sugli incidenti nelle acque aperte. Dai dati di polizia criminale si possono ricavare soltanto gli incidenti generici di balneazione o immersione: negli ultimi sei anni, indica il Cantone, si è trattato di 0-1 casi all’anno.
Nella comunicazione turistica del Moesano, la sicurezza resta intanto un tema trasversale. L’Ente turistico promuove una fruizione prudente e rispettosa del territorio, invitando i visitatori a prepararsi in modo adeguato e a prestare attenzione alle condizioni meteorologiche e ambientali. La sicurezza lungo fiumi, riali e laghetti, conclude Vigne, “non è oggi un asse centrale della comunicazione”, ma rientra nella responsabilità più ampia di valorizzare il Moesano come destinazione naturale, autentica e da vivere con rispetto.