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GR: Mesolcina, UFAM interviene sul centro di riciclaggio di Cama

Keystone-SDA

Il centro di riciclaggio di Cama/Grono è finito all'attenzione dell'UFAM. Secondo quanto comunicato dal Cantone, l'impianto non è conforme alla zona e Berna vuole seguire il rinnovo dell'autorizzazione.

(Keystone-ATS) Il centro di riciclaggio gestito dalla Sandro Casso Sagl nell’area di Cama/Grono, da tempo oggetto di discussioni per la sua collocazione e per le condizioni in cui opera, è finito anche all’attenzione dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). In una lettera inviata il 10 agosto all’Ufficio grigionese per la natura e l’ambiente (UNA), Berna prende posizione sugli aspetti legati alla protezione delle acque e alla pianificazione del sito e chiede di essere informata sulla prossima autorizzazione d’esercizio.

La presa di posizione segue una segnalazione inoltrata in marzo dall’avvocato Leandro Noi, del Gruppo di vigilanza di Leggia. La questione era già emersa pubblicamente negli scorsi mesi, anche in relazione alle attività del centro e, più recentemente, nel dibattito sui nuovi appalti della CRER, la Corporazione dei Comuni del Moesano incaricata della raccolta e dell’eliminazione dei rifiuti.

Centro in zona Au

L’UFAM conferma innanzitutto che il centro si trova nel settore di protezione delle acque Au, una classificazione che riguarda le aree particolarmente sensibili per la presenza di falde utilizzabili o corsi d’acqua collegati.

La presenza di un centro di riciclaggio in una zona Au non è vietata in quanto tale, precisa l’Ufficio federale. Anche il trattamento di rifiuti speciali è in linea di principio possibile, a condizione che vengano rispettate precise misure di protezione. Le superfici sulle quali possono essere liberate sostanze pericolose per le acque devono essere coperte e rese impermeabili; anche dove un rischio di contaminazione non può essere escluso è necessario un fondo stagno, mentre le acque provenienti da queste superfici devono essere raccolte e smaltite secondo le indicazioni delle autorità.

“Non conforme alla zona”

La lettera affronta anche la situazione pianificatoria. “Secondo le vostre indicazioni, il centro di riciclaggio non è conforme alla zona”, scrive l’UFAM rivolgendosi all’UNA.

L’impianto si trova inoltre a ridosso della Moesa. In quel tratto il Cantone ha già definito nel piano direttore uno spazio riservato alle acque largo 92 metri. Secondo l’UFAM, circa 20 metri della parte occidentale della particella numero 2101, sulla quale sorge il centro, ricadono all’interno di questo perimetro. Applicando invece le disposizioni transitorie attualmente in vigore, la porzione interessata sarebbe di circa otto metri.

A questo si aggiunge un secondo elemento: il Cantone ha individuato sulla stessa particella un perimetro di rivitalizzazione ampliato della Moesa, che secondo l’UFAM si sovrappone quasi completamente al centro di riciclaggio. L’Ufficio federale osserva inoltre che la morfologia del fiume in quel tratto è fortemente compromessa.

La lettera non stabilisce che il centro debba chiudere e non constata direttamente una violazione della legislazione ambientale. L’UFAM prende però atto di quanto comunicato dall’UNA sulla durata dell’attuale autorizzazione e chiede che gli venga trasmessa una copia della prossima decisione. Secondo la corrispondenza, l’autorizzazione d’esercizio dovrà essere nuovamente valutata a partire dall’aprile 2028.

Il nodo degli appalti CRER

La vicenda si inserisce in una fase delicata per la gestione dei rifiuti nel Moesano. La CRER sta infatti rinnovando diversi mandati pluriennali per la raccolta e lo smaltimento, mentre nelle ultime settimane sono stati sollevati interrogativi anche sulle modalità con cui alcuni incarichi sarebbero stati attribuiti in passato.

In un intervento pubblicato il 3 agosto sui media locali, Noi ha sostenuto che sulle piattaforme ufficiali Simap non sarebbero reperibili, fra il 2011 e le gare più recenti, bandi relativi ad alcuni servizi nel settore dei rifiuti. Da qui la richiesta di chiarire quali procedure siano state utilizzate, per quali importi e con quale durata. L’assenza di pubblicazioni facilmente rintracciabili non consente tuttavia, da sola, di stabilire se nei singoli casi siano state seguite procedure non conformi.

Per il più recente concorso relativo alla raccolta dei rifiuti solidi urbani in Mesolcina e Calanca, le offerte sono state aperte il 10 dicembre 2025. Dal verbale risultano due concorrenti.

Interpellato da Keystone-ATS sulle possibili conseguenze della presa di posizione federale per i nuovi appalti, il presidente della CRER Graziano Zanardi non è entrato nel merito. “Non vogliamo prendere una posizione e ci atteniamo a quanto ribadito dagli organi superiori e competenti”, ha dichiarato, sottolineando che la questione dipende dagli aspetti pianificatori e non dalla CRER.

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