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GR: la storia della diga di Lei raccontata in un teatro all’aperto

Keystone-SDA

Le centrali idroelettriche del Reno posteriore e la diga del Lago di Lei, bacino che si trova fra Grigioni e Lombardia, hanno una storia tumultuosa. Il teatro trilingue "Das Kraftwerk" la ripercorre fino al 23 agosto proprio nei luoghi in cui tutto ebbe inizio oltre ottant'anni fa. Si conclude così la serie estiva di Keystone-ATS con l'acqua come principale protagonista.

(Keystone-ATS) Un palcoscenico con vista sulla centrale idroelettrica di Bärenburg sopra Andeer, i boschi e in sottofondo il rumore dell’acqua del Reno posteriore. È in questa cornice che una trentina di attori portano in scena un capitolo che ha segnato la storia del Canton Grigioni fino ad oggi. A dirigerlo c’è il registra e autore Felix Benesch. “Il racconto inizia con l’arrivo della prima lampadina nel paese di Maton. È affascinante vedere come l’elettrificazione cambiò totalmente la vita delle persone, che vivevano nello Schamserberg”, ha raccontato il regista a Keystone-ATS.

Lo spettacolo mischia elementi fittizi alla storia. Per ricostruirla, Benesch ha incontrato la gente del posto, anche chi si ricorda dei tempi, alla fine degli anni ’50, in cui la diga del Lago di Lei venne costruita. Per circa due anni il regista grigionese ha lavorato alle ricerche e alla realizzazione dello spettacolo.

La storia della vittoria di Rheinwald

Al centro del teatro all’aperto ci sono due capitoli che hanno segnato la storia del Canton Grigioni: il progetto di una grande centrale idroelettrica a Rheinwald e la costruzione delle centrali del Reno posteriore e la diga del Lago di Lei.

Negli anni ’40 la società Motor-Columbus con sede a Baden nel Canton Argovia prevedeva di costruire un enorme bacino idroelettrico nella regione di Rheinwald. Il lago artificiale avrebbe avuto una capienza di 280 milioni di metri cubi d’acqua e sarebbe diventato uno dei più grandi d’Europa. Ma per realizzarlo sarebbe stato necessario inondare completamente i paesi di Splügen, Nufenen e Medels. La popolazione locale si oppose con veemenza ai piani della Motor-Columbus, finché il progetto non venne definitivamente abbandonato.

In alternativa venne elaborato un altro progetto: la diga del Lago di Lei. Nel 1949 Svizzera e Italia stipularono un accordo per poi fondare la Kraftwerke Hinterrhein AG (KHR), tradotto in Officine idroelettriche del Reno posteriore SA. I lavori preliminari furono avviati nel 1956. Nel 1963 gli impianti producevano energia.

Al culmine del cantiere lavoravano 3’390 persone, per la maggior parte italiani, si legge sul sito della KHR. Secondo il regista Felix Benesch un vero stravolgimento per una regione che fino ad allora viveva senza grossi influssi esterni.

Rafforzare lo spirito comunitario

All’origine del progetto c’è l’associazione “Cuminànza Culturala Val Schons”. Circa 180 persone di tutte le età provenienti dalla regione Viamala hanno preso parte alla realizzazione dello spettacolo. I partecipanti rivestono diversi ruoli: sono attori, altri cantano nel coro, c’è poi chi si occupa degli abiti e chi lavora dietro le quinte per assicurarsi che non ci siano intoppi. Oltre alla gente del posto, l’associazione ha coinvolto anche persone oltre confine. Le musiche, ad esempio, sono state scritte dal compositore chiavennasco Stefano Sposetti.

“‘Das Kraftwerk’ è un progetto comunitario. L’obiettivo è promuovere la coesione nella popolazione locale e rafforzarne la consapevolezza storica”, ha spiegato il presidente del comitato organizzativo, Daniel Camenisch, a Keystone-ATS.

Una storia che torna d’attualità

“La cosa interessante di questa storia è che alcuni aspetti si ripresentano di nuovo oggi, nel presente”, ha continuato a raccontare Felix Benesch. A quasi 70 anni dall’inizio dei lavori della diga del Lago di Lei, il Canton Grigioni si trova infatti di nuovo davanti a una fase epocale per l’energia idroelettrica. Fra il 2035 e il 2050 scade gran numero delle concessioni che forniscono il 70% dell’elettricità prodotta nei Grigioni.

Per i Comuni concessionari e per il Cantone si ripresentano così anni intensi per ridefinire lo sfruttamento di uno dei beni più preziosi delle Alpi: l’acqua.

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