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GR: la Biennale Bregaglia analizzata dall’Università di Lucerna

Keystone-SDA

La Biennale Bregaglia è giunta lo scorso fine settimana al termine della sua quarta edizione. L'evento è oggetto, assieme ad altre manifestazioni in Svizzera, di uno studio dell'Università di Lucerna, che vuole indagare l'impatto sulla valle e i suoi abitanti.

(Keystone-ATS) “Sono molto soddisfatto dell’esito della quarta edizione della Biennale Bregaglia”, ha dichiarato a Keystone-ATS Davide Fogliada, presidente dell’associazione Progetti d’arte in Val Bregaglia. Per la prima volta l’evento ha abbracciato tutta la vallata, da Maloja a Castasegna, approfondendo il tema del transito. Secondo Fogliada questo nuovo formato è stato anche una scommessa. “Penso, ad esempio, all’evento collaterale ‘NoPlace’, alla sfida di distribuire le opere lungo l’intero territorio della valle e alla realizzazione di una pubblicazione tutt’altro che convenzionale. Sono state scelte che hanno richiesto coraggio e capacità di sperimentare, ma che hanno contribuito a definire l’identità di questa edizione e a rafforzare il carattere della Biennale Bregaglia”.

Biennali nelle aree rurali

La volontà di sperimentare nuove idee, formati e modalità di integrazione e mediazione culturale ha attirato l’attenzione dell’Università di Lucerna. Lo studio dal titolo “Biennalizzazione del paesaggio o sviluppo regionale guidato dalla cultura?” analizza la crescente popolarità di cui godono le biennali d’arte nelle aree rurali da circa quindici anni. Inoltre si concentra sugli interrogativi che solleva l’adozione di questo formato, finora prevalentemente urbano.

A metà settembre due dei quattro membri dello staff del progetto, Jennifer Smailes e Pascal Steinemann, hanno descritto a Villa Garbald a Castasegna lo stato dello studio. Oltre alla Biennale Bregaglia, la ricerca prende in esame anche Art Môtiers (Val-de-Travers, Canton Neuchâtel) e TWINGi (Valle di Binntal, Canton Vallese).

Studio si china anche su criticità

Per quanto riguarda la Val Bregaglia si è partiti dai progetti del 2008 fino all’edizione del 2024. Il progetto indaga quanto le nuove narrazioni introdotte dalla Biennale Bregaglia promuovano il senso di appartenenza regionale e lo sviluppo. Sono state effettuate delle analisi storico-artistiche relative alla specificità del luogo e del contesto, alle opere curatoriali e artistiche, anche tramite interviste itineranti ad abitanti, turisti e frequentatori abituali. Sono state analizzate le sue realizzazioni in luoghi diversi e, in una valle con una consolidata tradizione artistica, si sono sollevati interrogativi sull’efficacia e la rilevanza dell’arte di fronte a un pubblico più ampio.

“Non tutti i cittadini condividono la decisione di lasciare alcune opere sul territorio”, ha spiegato il presidente dell’associazione. “Altri, invece, hanno più volte espresso il desiderio che, al termine di ogni edizione della Biennale Bregaglia, almeno un’opera possa rimanere permanentemente nello spazio pubblico”. Per gli organizzatori è importante valutare ogni singolo caso, tenendo in considerazione che ogni opera lasciata in prestito o donata al Comune comporta una responsabilità a lungo termine, che può implicare costi di manutenzione, conservazione e gestione.

Cos’ha attirato l’interesse dell’Università di Lucerna

Davide Fogliada ritiene notevole che un’analisi condotta a livello professionale su tutto il territorio nazionale si sia occupata della Biennale Bregaglia e attende con interesse i risultati, previsti per il 2028.

Ma cos’è che ha attirato l’attenzione dell’Università di Lucerna sulla Biennale Bregaglia? Secondo Davide Fogliada la giovane età dei membri del comitato, attivo dal 2012, l’attenzione a una rappresentanza equilibrata di genere e cultura, il lavoro di sperimentazione e ricerca, tra cui un workshop con Stefan Forster dell’Università di Scienze Applicate di Zurigo (ZHAW), hanno attirato dapprima la curiosità, in seguito la fiducia degli abitanti e delle associazioni bregagliotte.

In precedenza l’arte contemporanea era poco rappresentata, rispetto ai protagonisti del Novecento che hanno reso nota la valle nel mondo. Oggigiorno un numero sempre maggiore di persone si avvicina agli eventi legati alla Biennale Bregaglia. Dal 2020, anno in cui ha assunto l’assetto attuale, ha istituito collaborazioni con artisti locali e stranieri, volti noti e sconosciuti, coinvolgendo esperti e semplici appassionati. Nel tempo alcuni spazi sono stati valorizzati, alcuni riscoperti e alcune donazioni o prestiti artistici modificano il territorio. Per gli artisti e i curatori la Biennale rappresenta un’interessante voce sul curriculum.

Per Davide Fogliada la direzione futura dell’evento è chiara: “È importante la connessione con le più ampie fasce della società per un progresso comune, perché continui ad avere senso il lavoro dell’associazione e perché la Bregaglia, pur nel rispetto delle sue specificità, possa vantare un ruolo di rilievo in campo artistico nella Svizzera italiana”.

Donatella Rivoir, Keystone-ATS

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