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GR: in Val Bregaglia per rileggere l’universo di Alberto Giacometti

Keystone-SDA

Per la prima volta il Centro Giacometti di Stampa in Val Bregaglia ha invitato docenti e ricercatori provenienti da Università nazionali ed estere per interrogarsi sulle influenze geografiche, familiari e storiche, che hanno plasmato l'immaginazione di Alberto Giacometti.

(Keystone-ATS) Nove studiosi e luminari provenienti da Svizzera, Italia, Germania e Stati Uniti hanno posto l’accento sugli aspetti meno conosciuti della vita, dell’opera e della fama dello scultore bregagliotto. Il simposio ha fatto parte di una serie di appuntamenti in occasione del doppio anniversario – i 125 anni dalla nascita e i 60 anni dalla morte – di Alberto Giacometti. A conclusione dei due giorni di studio nei luoghi natali di Giacometti terminati ieri, Tobia Bezzola, direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) e da poco membro della Fondazione Centro Giacometti, ha dichiarato che “si potrebbero riempire molte altre stanze piene di studiosi per colmare le tematiche ancora da analizzare, le zone oscure sulla vita e le opere di Alberto Giacometti”.

L’influenza della Bregaglia e di Parigi

Addetti ai lavori e semplici appassionati hanno potuto ascoltare le relazioni dei ricercatori. “Un catalogue raisonné, ovvero un inventario completo, manca e mancherà per i prossimi decenni: Annette Giacometti-Arm e la sua assistente, la signora Palmer avevano iniziato l’impresa, rimasta però incompiuta”, si è rammaricato Tobia Bezzola. “La ricerca risente dell’influenza del proprio paese di origine: quella francese fa una lettura di Alberto Giacometti diversa rispetto a quella svizzera che si era già interessata al padre, Giovanni Giacometti, e al modernismo svizzero”, ha continuato.

Il simposio ha permesso un intenso confronto tra poliglotti reso ancora più denso dalla costellazione di mostre, interazioni con artisti della Biennale Bregaglia 2026 e aneddoti riportati da quanti in qualche modo hanno incrociato l’esistenza dell’artista. La commistione di approfondimento culturale e vicinanza ai luoghi a lui cari ha aggiunto valore all’appuntamento. È stata analizzata l’influenza della famiglia, della valle e dei suoi severi costumi e di come il giovane bregagliotto dalla ricca e compressa interiorità sia giunto in una Parigi surrealista, atea e sessualmente libera. Stampa e Montparnasse, sono due mondi inconciliabili, da giacca e cravatta il primo, più bohémien il secondo, alle estremità di un conflitto interiore che si amplificherà in occasione della perdita del padre Giovanni nel 1933 e della sorella Ottilia nel 1937.

Superata la parentesi surrealista, durante la quale non nasceranno dipinti ma solo sculture, i traumi e i fantasmi hanno modo di esplicitarsi a Ginevra, tra il 1942 e il 1945, durante la convivenza con la madre, come in una pubertà tardiva durante la quale le discordie lasciano intatto l’affetto e regalano una maggiore autonomia. Artisticamente è il momento in cui le figurine si allungano.

L’arte che perdura dopo la morte

L’ultimo intervento del simposio, argomento di tesi di dottorato, ha affrontato il tema della posterità: il lavoro di Felice Filippini, pittore ticinese, l’integrazione de “La Femme au chariot” nella vita del villaggio danese Holstebro e l’impressione lasciata dal funerale in una Bregaglia senza sole sono esempi di come il fascino e l’arte dello scultore perdurino oltre il suo tempo mortale. Matthias Oppermann, psicanalista e artista tedesco presente alla due giorni, ha raccomandato: “Occorre fare attenzione a non psicanalizzare l’artista e le sue opere: attenersi il più possibile alla biografia, alle opere e agli episodi noti”.

Le fotografie presenti nel piano inferiore del Centro Giacometti e nella mostra al vecchio poligono di tiro, entrambi nel paese di Stampa, rappresentano un prezioso strumento di documentazione.

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