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GR: frana Bondo, geologia al centro del primo giorno di processo

Keystone-SDA

Si è concluso il primo dei tre giorni previsti per il processo sulla morte di otto escursionisti rimasti seppelliti nove anni fa sotto la frana del Pizzo Cengalo in Val Bregaglia. Nelle prime due arringhe la difesa controbatte le accuse della procura e chiede l'assoluzione degli imputati.

(Keystone-ATS) A quasi nove anni esatti dalla frana del Pizzo Cengalo oggi nel centro congressi Rondo a Pontresina sono comparsi a giudizio cinque imputati, che dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo. Si tratta di due esperti dell’Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui la consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR), allora sindaca e responsabile dello stato maggiore di crisi.

Procura chiede pena pecuniaria

Il procuratore Bruno Ulmi Stuppani ha chiesto una pena pecuniaria sospesa per tutti e cinque gli imputati. Spetterà alla corte deciderne l’ammontare. Dato che gli imputati non hanno precedenti penali, il magistrato non ha chiesto pene detentive.

Nella sua requisitoria il procuratore si è appoggiato alla perizia indipendente di Thierry Oppikofer. Secondo il geologo vodese la montagna aveva dato diversi preavvisi in vista di una grossa frana. Un crollo sarebbe potuto avvenire nel giro di settimane o mesi. Ma anche la probabilità che si verificasse nel giro di giorni non poteva essere esclusa. “La chiusura preventiva dei sentieri avrebbe probabilmente evitato la morte degli otto escursionisti”, ha affermato il procuratore, elencando il nome e il cognome delle vittime.

Anche secondo l’avvocato dei famigliari la chiusura della Val Bondasca sarebbe stata “opportuna”, soprattutto in considerazione delle avvisaglie provenienti dalla montagna. L’avvocato ha poi definito “insufficienti” i cartelli segnaletici di pericolo installati al parcheggio all’entrata della Val Bondasca e alle capanne Sciora e Sasc Furä.

Le posizioni della difesa

Nel pomeriggio ci sono state le arringhe dell’avvocato del geologo esterno e di uno dei due funzionari dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali. Entrambi hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti.

Il primo ha criticato aspramente la perizia esterna, definendola “non scientifica e contenente diverse affermazioni soggettive”. L’avvocato si è poi chinato su un aspetto spiegato più volte nel corso di questa giornata: la differenza e la correlazione fra il versante nord-ovest e nord-est del Pizzo Cengalo. Secondo la difesa le due andavano distinte, al contrario invece dell’interpretazione di Oppikofer, secondo cui le due pareti erano da intendere come un sistema unico.

L’avvocato del funzionario cantonale ha anche criticato l’atto d’accusa, citando la cosiddetta posizione di garante attribuita al suo cliente, ma senza basi giuridiche. La posizione di garante si riferisce a persone che hanno il dovere di evitare danni o pericoli per altri o per qualcosa. Il suo cliente non aveva alcun dovere di questo tipo. Non aveva stipulato alcun contratto con le vittime e non esistevano quindi le basi legali per una simile posizione.

Entrambi i difensori hanno anche tirato in ballo la responsabilità individuale delle vittime. Gli escursionisti erano a conoscenza dei pericoli, descritti sui cartelli e hanno deciso volontariamente di correre un rischio.

Un processo che lascerà il segno

Il procuratore Bruno Ulmi Stuppani ha sottolineato oggi che il processo in corso potrebbe avere un “un effetto significativo” sulla gestione futura delle catastrofi naturali. Un’opinione condivisa anche dall’avvocata specializzata in pericoli naturali, Rahel Müller. In una recente intervista rilasciata a Keystone-ATS ha dichiarato che indipendentemente dalla sentenza il processo manderà un segnale sociale, nel senso che si diventerà più cauti nell’assumere ruoli con determinate responsabilità.

Il processo continuerà nei prossimi giorni nel centro congressi a Pontresina. Il dibattimento è seguito da più di una ventina di giornalisti.

Nel centro congressi sono state disposte circa 200 sedie per il pubblico. All’inizio del processo stamattina erano presenti quasi una quarantina di persone. Fra di loro alcuni rappresentanti del Comune di Bregaglia, che nel 2017 facevano parte del Municipio, e dell’Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni.

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