GR: Chiara Boldorini alla direzione di un museo in trasformazione
Per la prima volta il museo etnografico di Bregaglia, il Museo Ciäsa Granda, ha una direttrice. Il reclutamento di Chiara Boldorini è il risultato del processo di professionalizzazione in corso.
(Keystone-ATS) Da quattro mesi la “Fondazione Museo Ciäsa Granda e Atelier Giacometti” si può avvalere delle competenze e delle energie della direttrice 35enne di origini italiane. Prima di approdare fra le montagne della Val Bregaglia, Boldorini ha collaborato con spazi espositivi in Ticino, la Casa Trezzini a Sessa e lo Spazio Polivalente Arte e Valori a Giubiasco. Dal 2017 si occupa di attività di curatela museale in qualità di vicepresidente del Museo Etnografico della civiltà contadina delle arti e dei mestieri di Casasco d’Intelvi, nell’omonima valle italiana situata fra il lago di Como e il Ceresio. Da luglio 2026, per lei si è aperto un nuovo capitolo a sud dei Grigioni.
Quanto alla sua formazione, Boldorini – che ha studiato filosofia e storia dell’arte – ritiene che lo studio dell’estetica le abbia fornito un approccio interdisciplinare molto utile per affrontare i temi dell’arte. L’eterogeneità degli interessi e delle esperienze lavorative si adatta bene al ruolo che ricopre ora in un museo che coniuga arte, costume, storia e territorio. “Il filo rosso che unisce il museo e l’atelier è rappresentato dal legame con la valle – ha affermato Chiara Boldorini a Keystone-ATS – e nelle scelte operate con il Consiglio di Fondazione non si può prescindere da questo per il calendario espositivo”.
Nella storia ultrasessantenne del museo, la nuova direttrice affronta per prima questo incarico, con la libertà che ne consegue. “Posso contare sulle solide basi messe da chi mi ha preceduto: da Remo Maurizio (conservatore del museo per oltre 40 anni, ndr) ai presidenti della Società culturale di Bregaglia che si sono occupati della gestione complessiva”, ha raccontato.
Il progetto di ampliamento
La 35enne ha una funzione operativa variegata dovendosi occupare dei rapporti col personale, della comunicazione, dell’inventario e della conservazione delle opere d’arte, dei reperti e degli esemplari naturalistici. Sta facendo la conoscenza degli enti e dei loro rappresentanti, degli archivi e delle realtà museali vicine con cui si potrà collaborare. “Sono stata accolta molto bene e ho avuto delle buone impressioni sulle persone che ho conosciuto”, la sua valutazione dopo i primi mesi di lavoro.
Boldorini arriva in un momento di grandi trasformazioni per il museo, che ospita fra l’altro opere della famiglia Giacometti e di Varlin. Lo stabile risalente al XVI secolo ha bisogno di diversi interventi. Per questo la “Fondazione Museo Ciäsa Granda e Atelier Giacometti” ha lanciato un progetto di risanamento e ampliamento pari a 15 milioni di franchi. Il Comune di Bregaglia si farà carico di 1,5 milioni.
Del progetto si occupa il Consiglio di Fondazione. Sul sito del museo si legge: “Il progetto si trova in uno stadio eccezionalmente avanzato. Adesso mancano solo i fondi privati necessari per la realizzazione. La Fondazione è fiduciosa di poter portare a termine con successo anche questa fase”.
Raggiungere anche famiglie e bambini
Sul futuro del museo, la neodirettrice ha le idee chiare. Le piacerebbe diversificare il pubblico: ad oggi frequentano il museo appassionati di arte e chi è incuriosito dai reperti etnografici, dalla mineralogia o dalla tassidermia. “Vorrei aprire il museo alle famiglie e ai bambini”, ha spiegato Boldorini.
Anche sul fronte della vita privata, la Val Bregaglia potrebbe assumere sempre più un ruolo centrale. “Al momento vengo al lavoro e rimango uno o più giorni, ma ho intenzione di trasferirmi con la mia famiglia qui, prima che mio figlio inizi ad andare a scuola. Ci piace la Bregaglia e stare sul posto sarebbe un valore aggiunto per il mio lavoro”.
Donatella Rivoir, Keystone-ATS
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