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GR: castagne in Val Bregaglia, si prevede un raccolto da record

Keystone-SDA

Malgrado l'estate torrida, il castagno in Val Bregaglia ha confermato la sua resistenza. Il raccolto si sta rivelando molto abbondante e con frutti in ottima salute. Già dalla fioritura osservata in giugno si prospettava una buona annata.

(Keystone-ATS) Procede a pieno ritmo la raccolta delle castagne in Val Bregaglia. Sebbene non sia ancora possibile quantificarlo, potrebbe rivelarsi da record a giudicare dalla raccolta per lo smercio da parte degli iscritti all’Associazione dei Castanicoltori della Svizzera Italiana. Ai 19 fornitori del 2006 se ne sono aggiunti molti altri, fino ad arrivare a una media di 42 per anno. Le cascine per l’essiccazione attive fino al 2015 erano dieci, in seguito altre cinque sono state riutilizzate. Non esiste un censimento delle cascine ma Manuela Filli, presidente del gruppo operativo Bregaglia, stima che ce ne siano almeno 100 in Bregaglia.

Per quanto riguarda le castagne fresche medio-grandi vendute tramite l’associazione, il raccolto dell’anno scorso è stato di cinque tonnellate, cui vanno aggiunte le più piccole che vanno essiccate, quelle regalate o vendute tra privati, quelle dei membri non associati e quelle utilizzate per il foraggio. Indicativamente occorre triplicare la cifra.

Manuela Filli ricorda che nel 2022 si raccolsero più di otto tonnellate mentre l’anno successivo neanche la metà. C’è dunque un’alternanza tra anni più abbondanti e anni più modesti.

Estate secca positiva contro alcuni funghi

Andrea Giovanoli, impiegato dell’Azienda forestale comunale, si meraviglia dell’aspetto vitale della selva dopo questa estate arida. In Bregaglia ci sono piante di castagne mediamente molto vecchie, la maggior parte ha più di 200 anni e si sta provvedendo ad un ringiovanimento con 25 nuove piante all’anno. Per crescere, al castagno occorre una temperatura media annuale tra gli 8 e i 15 gradi, un terreno collinare e tanta luce. È una pianta a gestione antropica: nelle selve castanili o castagneti da frutto, l’uomo interviene con potature, innesti e pulizia del sottobosco.

Ci sono molti gli organismi che aggrediscono i castagni. Tra questi c’è la cinipide, una vespa giunta dalla Cina, individuata nel 2010 in Val Bregaglia. Fortunatamente i danni sono contenuti. Ci sono poi insetti che danneggiano il frutto, come il balanino e la cidia. I castagni bregagliotti devono anche far fronte al mal dell’inchiostro, che aggredisce la pianta e le radici. Secondo Giovanoli è complicato debellarlo. Grazie alle settimane di gelo dello scorso inverno, questa malattia sembra essersi ridotta. Provenendo da zone tropicali, gli inverni rigidi probabilmente contribuirebbero a indebolirlo.

Fra le altre insidie c’è pure il cancro corticale, un fungo arrivato dall’oriente. Giunto in America ha sterminato le piante rendendo la varietà locale, Castanea dentata, praticamente estinta, nonostante le continue ricerche di recupero. Nel 1938 il fungo si diffuse da Genova al resto d’Europa. Per la varietà europea, Castanea sativa, è un danno ma non è mortale. E infine c’è la fersa, un’infezione fungina che colpisce le foglie. Compromette la maturazione dei frutti della stagione in corso e indebolisce le gemme per l’anno successivo. Poiché il fungo ama le stagioni umide e piovose, la prolungata siccità di quest’anno è stata un bene da questo punto di vista.

D’altro canto il castagno appartiene ad un tipo di piante anisoidriche, ha spiegato il forestale. In caso di carenza d’acqua non si autoregola, non chiude i microfori presenti sulle foglie (stomi). Così facendo continua a produrre energia, ma si espone a grandi rischi di embolie e disidratazione. Per difendersi da morte certa la pianta a quel punto è costretta a sacrificare il fogliame.

Prima di intervenire, valutare le conseguenze

Le variabili per analizzare la salute delle selve castanili sono quindi diverse. Le condizioni ambientali possono essere sfavorevoli per le piante, ma contribuire a rallentare la malattia. Alcune patologie possono nel tempo indebolire la loro carica e alcuni alberi invecchiano e muoiono anche in assenza di malattie.

“Non è concesso l’uso della chimica nel bosco in Svizzera e c’è molta attenzione a introdurre nell’ecosistema specie antagoniste senza aver prima valutato attentamente tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare”, ha spiegato il forestale comunale Andrea Giovanoli a Keystone-ATS. Parallelamente alla preoccupazione e alla ricerca c’è l’attesa di capire quali effetti avranno i cambiamenti climatici.

Donatella Rivoir, Keystone-ATS

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