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GR: alberi millenari sul fondo del lago di St. Moritz

Keystone-SDA

Sul fondo del lago di St. Moritz sono conservati resti lignei, che si sono conservati per millenni. I ritrovamenti hanno permesso di ricostruire il clima presente nelle Alpi di oltre 1'500 anni fa. La quarta puntata della serie di Keystone-ATS sull'acqua si immerge nei fondali del lago engadinese.

(Keystone-ATS) Benoît Pierroz è uno studente di scienze ambientali presso l’Università di Ginevra e un subacqueo. Ha effettuato in prima persona le immersioni nel lago di St. Moritz per la sua tesi di master, svolta sotto la direzione del professor Markus Stoffel e del dottor Jérôme Lopez-Saez. L’obiettivo principale della ricerca era sviluppare un metodo di immersione che consentisse di localizzare, documentare e campionare sistematicamente gli alberi subfossili, che non hanno ancora completato il processo di fossilizzazione.

Nei laghi dell’Alta Engadina si trovano infatti alberi completamente sommersi. Alcuni sono ancora verticali e conservano le radici nel sedimento. Non sono quindi stati trasportati dall’acqua, ma sono cresciuti nel luogo in cui si trovano tuttora, quando il livello dei laghi era sensibilmente più basso. L’anno scorso nell’arco di 13 giorni, un’équipe interdisciplinare di sette persone ha individuato e documentato undici alberi e prelevato 24 campioni di legno.

Le sfide di una ricerca subacquea

Le indagini subacquee nei laghi alpini sono impegnative: la temperatura è bassa, la visibilità limitata e ogni immersione richiede una preparazione accurata. I campioni sono stati estratti soprattutto con un trapano manuale, che permette di ottenere sottili carote di legno limitando il danneggiamento dei tronchi.

“L’analisi degli anelli di accrescimento, ha permesso di ricostruire una cronologia compresa tra il 365 e il 652 d.C. Alcuni alberi ancora verticali, situati nelle zone più profonde, presentano gli ultimi anelli conservati tra il 624 e il 642 d.C. Poiché esemplari posti a profondità diverse mostrano date finali molto vicine, è probabile che il livello dell’acqua sia aumentato in tempi relativamente brevi durante la seconda metà del VII secolo. Frane o cedimenti di sistemi carsici potrebbero aver bloccato antichi deflussi del fiume Inn, creando una sorta di diga naturale”, ha dichiarato a Keystone-ATS Patrick Cassitti, responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni, che ha illustrato i risultati parziali della ricerca.

Ricostruire un paesaggio che non c’è più

Il progetto permette di ricostruire un paesaggio scomparso attraverso testimonianze rimaste nel loro contesto originario. Le attività del Servizio archeologico dei Grigioni non riguardano infatti soltanto edifici, insediamenti e manufatti, ma anche il rapporto tra le comunità del passato e l’ambiente in cui vivevano.

“I laghi dell’Alta Engadina sono spesso percepiti come elementi immutabili del paesaggio. Gli alberi sommersi mostrano invece che l’ambiente può trasformarsi profondamente anche in un periodo relativamente breve. Trovarsi di fronte a un albero che mise radici circa 1400 anni fa, nello stesso punto in cui si trova ancora oggi, permette di comprendere il passato in modo molto immediato. È la traccia concreta di un paesaggio diverso da quello attuale”, ha agiunto Cassitti.

Ulteriori immersioni nel lago di Silvaplana e di Sils sono in programma, ma al momento non c’è ancora una data precisa.

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