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GR: “Dai grandi incendi nelle Valli del sud abbiamo imparato molto”

Keystone-SDA

Il Canton Grigioni è ben equipaggiato per combattere gli incendi boschivi, secondo l'ispettore cantonale dei vigili del fuoco, Conradin Caduff. Diversi insegnamenti sono stati tratti dai roghi che negli ultimi decenni hanno interessato il sud del Cantone. In un'intervista con Keystone-ATS l'ispettore getta uno sguardo alle sfide future, in vista di estati sempre più calde e aride.

(Keystone-ATS) Da oltre trent’anni Conradin Caduff è attivo nel corpo dei pompieri. Da fine 2020 è ispettore cantonale dei vigili del fuoco e capodivisione dei pompieri presso l’Assicurazione fabbricati dei Grigioni (GVG). Assieme alla sua squadra è responsabile tra l’altro della pianificazione, delle direttive e della formazione dei pompieri. Inoltre, la divisione della GVG, insieme agli ispettori distrettuali, supporta i vigili del fuoco durante le operazioni di soccorso.

In molte regioni del Canton Grigioni vige un divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto. Domani si festeggia la Festa nazionale, che vede il fuoco spesso come protagonista. È preoccupato?

Sì, lo sono. Spero che le persone siano ragionevoli e prudenti e che soprattutto rispettino i divieti emanati dalle autorità, in modo da evitare che succeda il peggio.

Lei è attivo nei pompieri dal 1992. Ha già vissuto una situazione simile con più ondate di calore e mesi con poche precipitazioni?

Mi ricordo bene l’estate del 2003, che era anche particolarmente caratterizzata dalla siccità. Nella mia famiglia, che è attiva nel ramo dell’agricoltura, mi ricordo che se ne parlava molto, perché in Surselva, da dove vengo, non ha mai piovuto in tutta l’estate. Anche il 2018 è rimasto impresso nella mia memoria come un anno molto secco.

La siccità non si nota solo guardando i prati secchi, ma pure i laghi e i fiumi, che trasportano meno acqua al momento. È un ulteriore fattore che rende la situazione attuale ancora più delicata?

La disponibilità d’acqua è determinante per combattere gli incendi. Se non si dispone di fonti nelle vicinanze, diventa più difficile e dispendioso combatterli. Se l’acqua è nelle vicinanze i tempi di rotazione degli elicotteri si riducono, aumentando notevolmente l’efficienza.

Com’è al momento la disponibilità d’acqua nel Cantone? Ce n’è abbastanza?

L’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali ha elaborato una mappa dei possibili punti di prelievo d’acqua che può essere utilizzata dai vigili del fuoco per la pianificazione delle operazioni in caso di incendio. Attualmente, in alcune regioni, l’acqua scarseggia e i torrenti sono in parte prosciugati. Tuttavia, gli operatori locali, in particolare i tecnici forestali, ma anche i vigili del fuoco, conoscono bene la situazione attuale e le possibilità di prelievo d’acqua.

La formazione dei vigili del fuoco è cambiata negli anni per far fronte alle sfide future, come periodi di siccità e caldo prolungati?

Sì, è diventata più presente. Negli anni ’90 e inizio 2000 il tema della lotta agli incendi boschivi era più presente nelle regioni a sud del Cantone che nel nord, anche perché allora erano più colpite. Negli anni ’90 e anche prima, si erano sviluppati grandi incendi boschivi, ad esempio nel 1997 a Brusio e in Mesolcina e poi nel 2003 a Santa Maria in Val Calanca. In risposta a questi eventi, i centri di intervento antincendio sono stati potenziati e estesi a tutto il territorio cantonale.

Quali sono stati gli insegnamenti che avete tratto dagli incendi boschivi nel Moesano avvenuti quasi un decennio fa?

Gli incendi in Mesolcina e Calanca nel 2016 hanno dato un ulteriore impulso. Il Cantone ha di seguito presentato la strategia “Prevenzione di incendi boschivi 2030”, che prevede di investire oltre 20 milioni di franchi nell’infrastruttura di spegnimento, ovvero la costruzione o l’ampliamento di bacini o serbatoi d’acqua, e nel materiale antincendio per la lotta agli incendi boschivi. Uno dei principi base di questa strategia è che un incendio in un bosco di protezione venga spento il più rapidamente possibile con l’aiuto di un elicottero.

Per quanto riguarda il materiale antincendio, l’obiettivo era di avere a disposizione una quantità sufficiente di materiale per poter gestire contemporaneamente due incendi boschivi di dimensioni paragonabili a quelli della Mesolcina del 2016. A mio parere, il Canton Grigioni è oggi ben attrezzato per la lotta agli incendi boschivi grazie a tutte queste misure.

L’anno scorso, in un’intervista all’Engadiner Post, ha affermato che a lungo termine sarebbe necessario valutare alternative per la lotta contro gli incendi. Esistono già delle alternative?

Ne stiamo discutendo. Ad esempio come utilizzare al meglio le risorse idriche esistenti. In questo senso abbiamo già introdotto sistemi di spegnimento ad alta pressione che utilizzano molta meno acqua rispetto ai metodi tradizionali. Un’altra possibilità è quella di rimuovere meccanicamente il materiale combustibile, creando dei viali tagliafuoco. Ma in un territorio montagnoso quest’opzione è molto difficile da attuare. In alternativa, si possono utilizzare strade o piste da sci esistenti. In ultima analisi, le risorse disponibili devono essere utilizzate in modo mirato e si devono stabilire delle priorità.

Un’altra possibilità potrebbe essere quella di valutare l’impiego mirato di mezzi ausiliari per spegnere il fuoco, come avviene già all’estero con i cosiddetti ritardanti di fiamma. Bisogna però verificare cos’è disponibile sul mercato e, soprattutto, quali prodotti soddisfano l’articolo 18 della Legge federale sulla foresta, che vieta l’impiego di sostanze dannose per l’ambiente nelle foreste.

Per impiegare altri mezzi all’infuori dell’acqua si stanno già facendo dei test?

No, al momento no. Il mio obiettivo è che questo tema venga discusso a livello nazionale. Noi possiamo fare da apripista e portare avanti il processo di valutazione. Alla fine però occorre una strategia nazionale. Dobbiamo certamente tener conto anche delle esperienze fatte nei paesi vicini, come Francia, Italia e Austria.

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