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Glencore ci riprova, cerca la mega-fusione con Rio Tinto

Keystone-SDA

Possibile mega-fusione in vista nel settore delle materie prime: il colosso svizzero Glencore sta nuovamente corteggiando il concorrente anglo-australiano Rio Tinto, dopo che un anno fa i tentativi di avvicinamento erano falliti.

(Keystone-ATS) Glencore sta conducendo trattative preliminari per una fusione, ha indicato ieri la società di Zugo, confermando una notizia diffusa dal Financial Times. Potrebbero essere uniti singoli comparti o tutte le attività delle due imprese. Entrambe le aziende si aspettano che, in caso di fusione, Rio Tinto acquisti la società elvetica. Non vi è comunque alcuna certezza che si possa raggiungere a un accordo sulla transazione: le discussioni sono ancora in una fase preliminare, mette in guardia Glencore.

Secondo le norme britanniche in materia di acquisizioni Rio Tinto ha tempo sino al 5 febbraio per annunciare l’intenzione di presentare un’offerta di acquisto o per comunicare che non è interessata all’operazione.

L’accordo potrebbe dare vita alla più grande società mineraria al mondo, con un valore complessivo, debiti inclusi, superiore a 260 miliardi di dollari (circa 210 miliardi di franchi). Questo in un contesto in cui le materie prime, in particolare oro, argento e rame, stanno stanno raggiungendo prezzi record. Soprattutto la corsa al rame sta attualmente rivoluzionando il settore: questa settimana il corso ha raggiunto un massimo storico di oltre 13’300 dollari per tonnellata. Secondo gli analisti fino al 2040 si profila una notevole carenza di questo metallo.

Intanto è anche aumentata la pressione nel ramo per cercare economie di scala attraverso fusioni. Anglo American ha acquisito il gruppo Teck Resources in autunno; l’australiana BHP, la più grande società al mondo del settore, aveva a sua volta mostrato interesse per Anglo, ma è stata ripetutamente respinta. Ciò mette Glencore e Rio Tinto sotto pressione.

Glencore aveva recentemente annunciato l’intenzione di espandere notevolmente le proprie attività nel settore del rame e a metà dicembre il gruppo ha acquistato un giacimento di questo metallo in Perù. Entro il 2029, Glencore punta a raggiungere una produzione annua di circa 1,1 milioni di tonnellate, dopo che nel 2024 era scesa a 0,95 milioni di tonnellate.

Sebbene Glencore e Rio Tinto possiedano entrambe grandi miniere di rame sono anche attive in altri settori minerari. Rio Tinto ha un’importante attività nel comparto ferro, mentre Glencore è ancora fortemente impegnata nel ramo del carbone: gli analisti considerano però questo segmento come negativo per l’azienda.

Quotata alle borse di Londra e Johannesburg, Glencore è una multinazionale con sede a Baar (ZG) e presente in oltre 30 paesi con 150’000 dipendenti, che si occupa di 60 materie prime, per alcune delle quali ha quote di mercato assai significative. Nel 2024 (ultimi dati disponibili) il gruppo ha realizzato un fatturato di 231 miliardi di dollari (186 miliardi di franchi al cambio attuale); il conto economico si è chiuso con una perdita di 1,6 miliardi di dollari.

Il gruppo, che si è fra l’altro posto l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050, ha le sue origini nel Marc Rich Group fondato nel 1974 da Marc Rich, finanziere e imprenditore leggendario e controverso, morto nel 2013 a Lucerna. Per anni sulla lista dei ricercati più importanti dell’FBI americana, Rich aveva quattro cittadinanze: belga, israeliana, spagnola e statunitense. Accusato negli anni 80 dalla giustizia americana di evasione fiscale e commercio illegale di petrolio con l’Iran durante la crisi degli ostaggi, era stato graziato nel 2001 da Bill Clinton nel suo ultimo giorno di presidenza.

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