Giussani a Poschiavo: “L’IA ci assedia, serve resistenza critica”
In Valposchiavo per presentare il suo nuovo libro sull'IA, il giornalista Bruno Giussani ha incontrato studenti e pubblico: "L'algoritmo ci assedia. Serve una resistenza critica per usare la tecnologia senza farsi usare, tutelando la nostra autonomia di pensiero".
(Keystone-ATS) Dal 24 al 26 settembre, la Valposchiavo ha ospitato Bruno Giussani, giornalista ed ex curatore dei TED Talks, giunto in valle per presentare il suo ultimo saggio “La mente sotto assedio” (Edizioni Casagrande). Il fulcro della trasferta si è svolto giovedì 25: dopo tre incontri con gli allievi delle scuole comunali del grado Secondario I (13-15 anni), l’autore ha dialogato con la cittadinanza in un incontro pubblico serale, organizzato dal pastore Paolo Tognina.
Ai margini di questi incontri, Giussani ha concesso un’intervista ad ATS-Keystone, facendo il punto sulla sua esperienza con i ragazzi e sulla sua analisi geopolitica.
L’incontro con gli studenti
“Ma si può far sparire ChatGPT?”. Questa domanda, emersa durante uno degli incontri scolastici, riassume il paradosso degli adolescenti di fronte all’IA. Quasi il 40% degli studenti, per alzata di mano, ha espresso il desiderio che l’intelligenza artificiale generativa scomparisse. “È una presenza insita nella loro realtà, la sentono troppo presente e imposta dall’alto”, spiega il giornalista.
Non si tratta di un rifiuto luddista, ma di una consapevolezza critica. I ragazzi ne riconoscono l’utilità pratica per studiare o cercare informazioni, ma avvertono i rischi di manipolazione. Molti hanno testimoniato di aver ricevuto risposte errate a domande banali, dimostrando che la loro fiducia non è cieca. “Il problema epocale è che passiamo tutti attraverso sistemi digitali, perdendone il controllo diretto”, sottolinea Giussani, evidenziando come le tecnologie non siano neutre ma strutture di potere controllate da grandi aziende.
Il volume, pubblicato in italiano, francese e tedesco, arriva a poca distanza dal suo precedente saggio sulla dipendenza europea dalle Big Tech statunitensi. Se prima lo sguardo era rivolto alla geopolitica della rete, ora si sposta sulla vulnerabilità della mente. L’IA introduce un elemento nuovo: l’autonomia. Macchine che agiscono senza istruzioni esplicite, in un contesto globale dove la prudenza cede alla velocità. Giussani teme che serva un “grande incidente” digitale per risvegliare la coscienza politica sulla sicurezza.
La situazione in Svizzera
Questa vulnerabilità riguarda da vicino anche la Svizzera. Secondo Giussani, il dibattito pubblico elvetico è già stato sfiorato da contenuti sintetici: durante le recenti votazioni federali hanno iniziato a circolare video falsi e deepfake, progettati per polarizzare l’opinione pubblica. L’autore avverte che la democrazia diretta, fondandosi su un dibattito informato, risulta particolarmente esposta a queste manipolazioni, in un ecosistema mediatico dove l’IA facilita la proliferazione di materiale sintetico, vero o falso che sia.
A questo si aggiunge una questione di sovranità digitale. Proprio come il resto dell’Europa, la Svizzera soffre di una dipendenza strutturale dalle Big Tech statunitensi. Le infrastrutture, gli algoritmi e i modelli di intelligenza artificiale sono prevalentemente stranieri. Giussani fa notare come le regole del gioco cognitivo vengano di fatto scritte fuori dai confini nazionali. Senza una vera sovranità tecnologica, il Paese rischia di subire passivamente le scelte di poche corporation, con ripercussioni dirette sull’economia, sulla privacy e sulla tenuta del tessuto sociale.
La “resistenza tecnologica”
La soluzione non è il rifiuto, ma una “resistenza tecnologica”. Significa incorporare gli strumenti senza accecamento, mantenendo uno spirito critico vigile. “Usare senza farsi usare” , riassume Giussani. Che sia a scuola, dove i docenti sono chiamati a guidare questa transizione, o nella società civile, la sfida resta sviluppare menti capaci di pensiero complesso, per evitare che le macchine sostituiscano non solo le mansioni, ma la capacità stessa di comprendere la realtà.