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Attacco armato contro una chiesa in Giordania, almeno sette morti

Keystone-SDA

Nella chiesa di Hammud a Karak, nel sud della Giordania, si dava l'ultimo saluto a un defunto, quando poco dopo l'inizio della preghiera esplosioni e raffiche hanno coperto le voci dei fedeli.

(Keystone-ATS) Uomini armati hanno sfondato porte e finestre sparando per cinque lunghi minuti su chi era raccolto per il funerale. Poi sono spariti, lasciando dietro di sé almeno 7 morti e 34 feriti, in una città che dieci anni fa aveva già conosciuto il sangue versato dai jihadisti dell’Isis.

Si tratta di un rarissimo attacco contro l’esigua comunità cristiana giordana. Re Abdallah ha parlato di “attacco terroristico” e ha promesso “la più dura delle risposte”. Intanto una fonte ufficiale citata dai media arabi attribuisce agli assalitori un “background di islam radicale”.

Secondo l’emittente di stato, il commando era composto da due uomini, scesi da un veicolo davanti al corteo funebre. Un testimone ritiene invece che fossero più di due. Ingenti rinforzi di sicurezza battono ora la zona, e il procuratore generale ha vietato la pubblicazione di notizie sulla vicenda.

Finora non c’è stata nessuna rivendicazione, ma in Giordania nessuno dimentica la strage del dicembre 2016, quando un altro commando uccise, sempre a Karak, 14 persone, tra agenti e civili, nell’assalto all’antica rocca della città. Quell’attacco fu rivendicato dall’Isis. Sei mesi prima, sospetti miliziani dello Stato islamico avevano ucciso sette militari giordani a un posto di frontiera.

In Giordania i cristiani sono il 2-3% della popolazione e hanno comunità consistenti ad Amman e a Karak. Contro di loro gli attacchi erano stati finora rari: nel 2008 fu colpito ad Amman un coro cristiano libanese, nel 2009 fu sventato un piano contro una chiesa cattolica.

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