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Gerusalemme nell’incubo della guerra, a rischio la Settimana Santa

Keystone-SDA

A Gerusalemme la guerra si fa sentire anche all'interno delle mura della Città Vecchia, come non era quasi mai accaduto nel passato e, ad una settimana dall'inizio del periodo più importante per i cristiani, ancora non si sa in che modalità potrà svolgersi la Pasqua.

(Keystone-ATS) Sono a rischio i riti della Settimana Santa, a partire dalla processione della Domenica delle Palme, normalmente la più affollata dell’anno, che si dovrebbe tenere domenica 29 marzo. L’alternativa è una benedizione della città da parte del Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, dal colle del Dominus Flevit, dal quale si vede tutta la cosiddetta Città Santa. E il pensiero torna a sei anni fa, nel 2020, quando a causa del Covid le celebrazioni pasquali furono contingentate.

Intanto Papa Leone XIV oggi ha lanciato un nuovo monito contro la guerra. “Il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace”, ha detto nell’udienza al movimento dei Focolari. “Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio – ha detto il Pontefice – che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza”.

Tornando alla situazione di Gerusalemme, al momento senza pellegrini, i francescani della Custodia hanno riferito: “Al momento presente non è possibile fare previsioni circa lo svolgimento delle celebrazioni della Settimana Santa. Siamo in costante dialogo con le autorità competenti e con le altre Chiese responsabili del Santo Sepolcro”. E’ aperto un confronto dunque con le forze di sicurezza israeliane ma la situazione è in continuo movimento e una soluzione potrebbe essere presa anche all’ultimo momento. In ogni caso, nel Santo Sepolcro, chiuso ai fedeli dal 28 febbraio (e un periodo così lungo di chiusura non c’era mai stato nella storia recente), “la comunità dei frati francescani non ha mai cessato, né di giorno né di notte, di svolgere le celebrazioni previste, i riti, le processioni quotidiane e le preghiere liturgiche”.

Nei giorni scorsi mons. William Shomali, vicario del Patriarcato di Gerusalemme, aveva detto ai media vaticani: “Probabilmente ci permetteranno di celebrare la Settimana Santa all’interno, ma in numero ridotto”. Sulla messa delle Palme aveva ricordato il divieto di assembramenti e quindi una sorta di “piano b”, ovvero l’ipotesi che il cardinale Pizzaballa preghi nella cappella del Dominus Flevit “con un piccolo numero di sacerdoti e monaci e benedica la città da lì”.

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