Gb e altri 11 Paesi: sanzionato commercio con coloni israeliani
Dodici Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, intendono "imporre sanzioni al commercio di beni con gli insediamenti illegali" di Israele in Cisgiordania.
(Keystone-ATS) Vogliono in tal modo protestare contro le violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e contro l’espansione degli insediamenti, secondo un comunicato congiunto dei rispettivi ministri degli Esteri.
“Oggi, Francia, Regno Unito, Canada, Danimarca, Spagna, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia confermano la loro intenzione di imporre restrizioni nazionali al commercio di beni con gli insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale e/o di sostenere restrizioni europee in tal senso, oppure dichiarano di stare seriamente valutando l’adozione di tali restrizioni o di altre misure, conformemente alle rispettive procedure nazionali”, si legge in un comunicato congiunto.
Per il Regno Unito si tratta di una svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer, a costo di sfidare l’ira dello Stato ebraico e dell’amministrazione Usa di Donald Trump. Intervenendo alla Camera dei Comuni, il ministro degli esteri britannico, Ed Miliband, ha accusato Israele di “chiudere gli occhi” rispetto a una “pulizia etnica” in corso in Cisgiordania.
“La Cisgiordania è sull’orlo dell’esplosione”, per questo “la Francia metterà fine al commercio con le colonie israeliane situate nei Territori palestinesi occupati, insieme con altri 11 paesi che hanno preso impegni dello stesso tipo”, ha da parte ua annunciato il ministro degli esteri francese, Jean-Noel Barrot, in una nota.
In un post su X che accompagna la dichiarazione congiunta dei 12 Paesi, Barrot spiega che Parigi ha deciso di aderire “perché la Cisgiordania è sull’orlo dell’esplosione: espansione sfrenata della colonizzazione, in violazione del diritto internazionale; impennata delle violenze commesse dai coloni estremisti contro i palestinesi; atti di terrore denunciati dalle stesse autorità israeliane. Questa situazione deleteria viola gravemente la dignità del popolo palestinese. Mette a repentaglio la sicurezza di Israele, alla quale la Francia è indissolubilmente legata. Compromette la soluzione dei due Stati, l’unica alternativa a uno stato di guerra permanente. Nessuna pace duratura è possibile in Medio Oriente senza che la sicurezza di Israele sia rigorosamente garantita”.
“L’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas, il peggior massacro antisemita dalla Shoah, durante il quale più di cinquanta nostri connazionali hanno perso la vita – continua Barrot – è una ferita immensa e indelebile, che non si può minimizzare o relativizzare. Le autorità israeliane devono porre immediatamente fine alla colonizzazione illegale e alle intollerabili violenze che la accompagnano. La Francia – conclude il ministro – non può, attraverso i propri scambi commerciali, sostenere una situazione che minaccia la sicurezza sia degli israeliani sia dei palestinesi, oltre alla pace e alla stabilità nella regione. L’Europa deve fare altrettanto”.
Israele chiude consolato britannico
Non si è fatta attendere la reazione di Israele. “Le affermazioni del ministro degli Esteri britannico sono scandalose e false. Le azioni intraprese dal governo laburista sono motivate da politica interna in vista del congresso del partito”, ha affermato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar in una conferenza sulla decisione del Regno Unito di imporre sanzioni contro prodotti israeliani provenienti dagli insediamenti.
”È un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale. Interessante che il governo laburista non abbia imposto sanzioni all’Autorità palestinese per il loro sostegno ai terroristi con il meccanismo ‘pay for slay”’.
Sa’ar ha aggiunto che anche ”migliaia di palestinesi verranno colpiti dalle sanzioni economiche britanniche perché lavorano negli insediamenti”.
Sa’ar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme; l’espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza ‘British support team’ a Ramallah, che addestra forze dell’Autorità palestinese; il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra “attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele”.