Gb: scandalo acque reflue, governo lancia riforma del settore
Il governo laburista britannico ha annunciato una riforma del settore idrico in Inghilterra e Galles.
(Keystone-ATS) Questo dopo gli ultimi dati allarmanti sullo scandalo degli sversamenti inquinanti imputati alle aziende private di gestione delle acque, con le pesanti conseguenze registrate in tratti di mare e corsi d’acqua.
Un settore “in crisi”, come lo ha definito il ministro dell’Ambiente Steve Reed, presentando il piano elaborato dall’esecutivo di Keir Starmer. Viene così eliminata l’attuale autorità di controllo, Ofwat, incapace di fermare, nonostante le multe milionarie inflitte, le sistematiche violazioni compiute dalle società del settore, a partire dal colosso Thames Water, che rifornisce di acqua 16 milioni di persone, inclusa la popolazione di Londra, e che è finito al centro anche di gravi problemi finanziari con debiti accumulati per 20 miliardi di sterline (22 miliardi di franchi).
Al suo posto, ha aggiunto Reed, nascerà un ente regolatore con più poteri di intervento, che “sarà fermamente dalla parte dei clienti, degli investitori e dell’ambiente, e impedirà gli abusi del passato”. È stata invece esclusa, almeno per ora, una nazionalizzazione delle società – di cui si era parlato nei mesi scorsi per Thames Water – a causa degli elevati costi a carico del governo già alle prese con un allarmante livello di indebitamento pubblico.
La decisione è stata annunciata dopo i risultati del rapporto ufficiale dell’Agenzia nazionale per l’ambiente: gli episodi d’inquinamento “grave” legati alle acque reflue sono cresciuti di un altro 60% nell’ultimo anno in Inghilterra – di gran lunga la maggiore nazione del Regno Unito – a dispetto degli scandali pubblici e dei controlli annunciati a più riprese. La rabbia dell’opinione pubblica è stata alimentata anche dal caro bollette e dagli elevati stipendi dei dirigenti delle compagnie idriche, uniti a decenni di dividendi pagati agli azionisti e a investimenti insufficienti in infrastrutture fatiscenti.