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Fusione Glencore-Rio Tinto? “È un ottimo momento per farla”

Keystone-SDA

Gli analisti guardano con favore a una possibile fusione nel settore delle materie prime fra il colosso svizzero Glencore e il concorrente anglo-australiano Rio Tinto.

(Keystone-ATS) “Sarebbe un momento molto favorevole per un’unione”, si legge in un commento di Baader Bank. La strategia dei due gruppi è compatibile e il rivale australiano BHP, dopo diversi tentativi falliti di rilevare Anglo American, si trova attualmente in una situazione difficile. Glencore e Rio Tinto potrebbero quindi conquistare insieme una nuova posizione di leadership, argomentano gli specialisti. “Questa volta le trattative sembrano essere più serie, poiché entrambe le società hanno confermato di essere in fase di ‘discussioni preliminari'”.

Gli esperti di Creditsights sottolineano come Rio Tinto potrebbe essere interessata alle attività del rame di Glencore: la società elvetica intende espandersi notevolmente in tale comparto – il rame è un materiale cruciale per la transizione energetica e le sue quotazioni sono ai massimi storici – e puntare a diventare il più grande produttore mondiale.

Da un punto di vista culturale esistono però differenze tra le due aziende: Rio Tinto è tradizionalmente percepita come conservatrice e orientata alla stabilità, mentre Glencore è nota per il suo approccio aggressivo. “Questa differenza culturale potrebbe causare problemi di integrazione e di decisione in caso di fusione”. Un altro possibile elemento di difficoltà, ricorda Bloomberg, è il carbone, settore in cui Glencore è leader mentre è stato abbandonato da Rio Tinto.

In borsa nelle contrattazioni mattutine a Londra le azioni Glencore salgono dell’8,5%, mentre all’opposto quelle di Rio Tinto sono in calo del 2,2%: quest’ultimo dato, secondo Baader Bank, va spiegato con il timore degli azionisti per una riduzione del dividendo in caso di operazioni di grande entità.

Secondo quanto comunicato delle due società un possibile accordo prevede l’acquisizione di Glencore (sede a Baar, nel canton Zugo, e 150’000 dipendenti) da parte di Rio Tinto (Londra, 60’000 collaboratori), che è finanziariamente più forte. Sarebbe possibile una fusione di alcune o di tutte le attività. Entro il 5 febbraio Rio Tinto dovrà comunicare se intende presentare un’offerta. Un anno fa i tentativi di avvicinamento erano rimasti senza esito; la prima offerta di fusione da parte di Glencore risale addirittura al 2014.

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