FR: chiaro “no” a legge sul risanamento delle finanze dello Stato
Chiaro "no" oggi degli aventi diritto di voto friburghesi alla legge sul risanamento delle finanze dello Stato (LAFE): il progetto, contro il quale era stato lanciato un referendum, è stato affossato con il 68,57% dei suffragi. L'affluenza alle urne è stata del 32,3%.
(Keystone-ATS) Al centro del dibattito politico da mesi, la LAFE mirava a contenere l’aumento delle spese, in un cantone retto dal principio costituzionale dell’equilibrio di bilancio. Il Consiglio di Stato e la maggioranza di centrodestra nel Gran Consiglio la sostenevano, mentre la sinistra e i sindacati vi si opponevano.
Durante la campagna, i sostenitori del “sì” avevano sottolineato la necessità di “mantenere il controllo delle finanze senza aumentare le imposte”. Sulla stessa lunghezza d’onda del governo, volevano “conservare la qualità delle prestazioni e il volume degli investimenti”. La LAFE era stata approvata dal legislativo nell’ottobre scorso con 57 voti contro 35 e quattro astensioni.
Contro il progetto era stato promosso un referendum dal PS, dai Verdi e dalle organizzazioni sindacali, contrari a quello che descrivevano come un programma d’austerità. Contro la LAFE erano state depositate 11’756 firme, quando ne bastavano 6000.
La proposta, bocciata oggi, avrebbe dovuto produrre effetti tra quest’anno e il 2028 con risparmi di 405 milioni di franchi, per il 70% attraverso le spese e per il 30% attraverso le entrate, con il personale coinvolto soprattutto sul fronte delle uscite.
Per situare l’entità dei tagli, va notato che il preventivo per il 2026, reso nullo dalla riuscita del referendum, prevedeva spese per 4,47 miliardi di franchi e un’eccedenza di 0,3 milioni.
Senza preventivo
Dopo l’annuncio del referendum, alla fine dello scorso anno il Consiglio di Stato ha ritirato la sua proposta di preventivo. Il Cantone ha quindi iniziato il 2026 senza un budget. Ciò significa che, fino a quando non sarà disponibile un bilancio valido, lo Stato potrà sostenere solo le spese strettamente necessarie.
L’approvazione della legge da parte del parlamento aveva suscitato un vasto malumore tra i dipendenti del settore pubblico e parapubblico. All’inizio di ottobre 2025 in 4000 sono scesi in piazza a manifestare la loro opposizione ai risparmi.