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Forse apertura da Germania e Francia al Made in Europe per Svizzera

Keystone-SDA

Francia e Germania hanno concordato una posizione comune volta a promuovere e proteggere l'industria automobilistica europea.

(Keystone-ATS) Un documento di posizione delle due parti pubblicato ieri, dai contenuti ancora poco chiari, potrebbe aprire alla possibilità che prodotti elvetici legati all’automotive siano considerati europei.

Il documento enuncia le condizioni che i paesi terzi devono soddisfare per ottenere il marchio Made in Europe, ha indicato per prima ieri l’agenzia di stampa France-Presse (Afp).

Il marchio conferisce a prodotti europei una preferenza continentale in materia di appalti pubblici, tema attualmente oggetto di dibattito nell’UE. La questione se gli Stati europei non membri dell’UE, come la Svizzera, possano o meno fregiarsene è oggetto di controversia. Da mesi la Confederazione esercita pressioni sui propri vicini al riguardo.

Per l’UE il Made in Europe è uno strumento protezionistico nei confronti delle sovraccapacità cinesi nella produzione di veicoli. Laddove siano in gioco fondi pubblici, dovrebbero poter essere acquistati solo veicoli di produzione europea. Per l’industria elvetica poter accedere al mercato europeo con le stese armi di quelle dei paesi membri dell’UE avrebbe un evidente interesse economico.

Un diplomatico a Bruxelles, che ha chiesto di rimanere anonimo, ieri ha indicato a Keystone-ATS che il documento non è definitivo. In Germania i due partiti che formano la coalizione di governo – Unione cristiano democratica (CDU, di centro-destra) e Partito socialdemocratico (SPD) – devono ancora dare il loro assenso.

Il documento franco-tedesco per la prima volta fa chiarezza su cosa – esclusivamente nel settore automobilistico – possa essere considerato come un prodotto europeo. Il significato del marchio Made in Europe è infatti oggetto da mesi di controversie a Bruxelles.

Per Berlino e Parigi sarebbero considerati di produzione europea i veicoli provenienti dai 27 stati membri dell’UE e dai paesi che facevano parte del mercato interno al primo gennaio 2020. A quella data, il Regno Unito era ancora parte del club (la Brexit è effettiva dal 31 gennaio 2020). Il marchio sarebbe poi apponibile ai prodotti di Norvegia, Islanda e Liechtenstein in quanto membri dello Spazio economico europeo (SEE).

La Svizzera partecipa al mercato unico attraverso accordi settoriali. Potrebbe quindi pure essere considerata come un produttore europeo, ma a condizioni rigorose, ha riferito ieri il diplomatico a Keystone-ATS.

Oggi però altre fonti diplomatiche hanno rivelato nuovi dettagli dell’accordo franco-tedesco. Solo il Regno Unito e gli Stati membri dello SEE sarebbero considerati “europei”, come rivela, tra le altre, anche l’agenzia di stampa italiana Ansa. La Svizzera sarebbe quindi esclusa.

Le automobili non dovrebbero necessariamente essere interamente prodotte in Europa, ma assemblate nel Vecchio Continente e costituite per almeno il 70% di componenti di origine europea. La provenienza del restante 30% del valore aggiunto non è specificata nel documento. Ciò potrebbe consentire ai fornitori elvetici dell’industria automobilistica di continuare a esportare verso l’Europa.

La posizione franco-tedesca si inserisce nel quadro delle discussioni sulla tutela delle industrie ritenute strategiche. Come indicato, riguarda esclusivamente quella automobilistica. In altri settori, come l’industria del cemento o quella chimica, potrebbero applicarsi altre norme relative alla preferenza europea. Il dibattito, fino al passaggio nel parlamento e nel Consiglio dell’UE – che rappresenta i governi dei 27 stati membri – si annuncia ancora lungo.

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