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Fehr attacca sinistra dopo aggressione con coltello a Winterthur

Keystone-SDA

Il consigliere di Stato zurighese Mario Fehr (indipendente) ha duramente criticato oggi i partiti di sinistra in Gran Consiglio. A suo avviso, questi farebbero di tutto per impedire una prevenzione efficace di atti terroristici come quelli avvenuti a Winterthur (ZH).

(Keystone-ATS) “Non serve a nulla continuare a fingere che non si sia trattato di un attacco terroristico”, ha dichiarato in Parlamento Fehr, che è responsabile del Dipartimento cantonale della sicurezza. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta infatti ora indagando anche per sospetto terrorismo. Non aiuta nemmeno “minimizzare l’atto e ridurlo all’ambito della psicologia”. La popolazione non continuerà ad accettarlo dai partiti di sinistra.

Non si può chiedere sempre più prevenzione e allo stesso tempo fare di tutto per impedirla. “La protezione dei dati impedisce alle autorità di scambiarsi reciprocamente informazioni.”

Nel caso in questione, la clinica psichiatrica di Winterthur non aveva accesso agli atti penali di un islamista già condannato in precedenza. Lo aveva classificato come “non pericoloso per sé o per altri” e lo aveva rilasciato. Secondo Fehr, si tratta di un “evidente errore di valutazione”.

Critiche alla menzione del nome

I Verdi, dal canto loro, hanno criticato Fehr per le sue parole forti durante la conferenza stampa subito dopo il fatto. Nominare l’aggressore con nome e cognome sarebbe stato affrettato e non necessario, ha detto Benjamin Krähenmann (Verdi/ZH). “Era già stato arrestato.” Anche la qualifica di “atto terroristico” è arrivata troppo in fretta per gli ecologisti. Spetta all’MPC chiarire i fatti in modo oggettivo e completo.

Il consigliere di Stato indipendente ha ricevuto invece il sostegno dello schieramento borghese. “Questo attentato terroristico è il risultato di una politica di sicurezza e di migrazione fallita”, ha dichiarato il gran consigliere dell’UDC Tobias Weidmann. “La popolazione si aspetta ora giustamente che la politica tragga le dovute conseguenze.” Andrebbe valutata anche una revoca della cittadinanza.

Fehr chiede revoca della cittadinanza

Su questo argomento si è già espresso anche Fehr: il responsabile del Dipartimento della sicurezza ha chiesto di revocare la cittadinanza al binazionale turco-svizzero e di espellerlo in Turchia. Secondo le informazioni della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), negli ultimi dieci anni sono stati avviati dieci procedimenti di questo tipo. In sette di essi è stata alla fine disposta la revoca della cittadinanza.

Stando a Fehr il 31enne – dopo essere stato denunciato nel 2015 per violazione del divieto relativo allo Stato islamico e attività di propaganda – aveva trascorso diversi anni in Turchia ed era poi ritornato in Svizzera soltanto recentemente.

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