F-35A, scandalo su prezzo fisso non avrà conseguenze immediate
Il rapporto della Commissione della gestione del Nazionale sull'assenza di un prezzo fisso per gli F-35A ha avuto l'effetto di una bomba. Eppure, nell'immediato, nulla dovrebbe cambiare. Intanto, l'ex "ministra" della difesa, Viola Amherd, rimane in silenzio.
(Keystone-ATS) Il centro-destra, maggioritario in Parlamento, ha già detto che non ne vuole sapere di una commissione parlamentare d’inchiesta (CPI), mentre i Verdi spingono verso questa soluzione.
Ad ogni modo, i contenuti del documento hanno suscitato costernazione fra tutti i partiti. “L’impatto sull’immagine della Svizzera è catastrofico”, ha dichiarato a Keystone-ATS la consigliera nazionale Clarence Chollet (Verdi/NE), mentre per il capogruppo dell’UDC, Thomas Aeschi, “occorre porre e chiarire alcune domande fondamentali. Chi aveva in mano il dossier? Lo studio legale è stato controllato o ha agito liberamente?”
Da parte sua, il PLR chiede che venga ripristinato il rapporto di fiducia tra il governo e il Parlamento. I parlamentari devono avere accesso a informazioni chiare quando il processo è così importante.
Nessuna conseguenza giuridica
Circa eventuali conseguenze giuridiche, per Andreas Stöckli, professore di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Friburgo, “è difficile valutare se i dipendenti dell’amministrazione federale rischino qualcosa”. “I requisiti per una responsabilità patrimoniale dei dipendenti dell’amministrazione sono rigorosi”.
Sarebbe necessario, ad esempio, provare che vi sia stato un comportamento illecito, che l’atto sia stato commesso intenzionalmente o per grave negligenza, ha precisato Stöckli a Keystone-ATS. In tal caso, dovrebbero essere avviati procedimenti giudiziari distinti. Per le stesse ragioni anche gli studi legali coinvolti nell’ambito dell’acquisizione dell’F-35A non dovrebbero essere oggetto di procedimenti giudiziari.
Amherd tace
Contattata da Keystone-ATS, Viola Amherd ha dichiarato di essersi già espressa in merito alla vicenda e che non rilascerà ulteriori dichiarazioni sugli addebiti mossi nel rapporto. L’ex consigliera federale vallesana del Centro non dovrebbe inoltre essere ritenuta responsabile, anche se i negoziati relativi al contratto di acquisto erano di sua competenza. Tra l’altro, secondo i Verdi, “un simile fiasco non può essere attribuito alla responsabilità di una sola persona”.
Oltre a ciò, secondo Vincent Martenet, docente di diritto costituzionale all’Università di Losanna, per quanto riguarda la responsabilità penale, “bisogna sapere che i membri del Consiglio federale godono di immunità assoluta per le dichiarazioni rese dinanzi alle Camere federali”. Rimane insomma un’unica possibilità, ossia quella politica, mediante l’istituzione di una CPI.
CPI? Improbabile che si arrivi a tanto
Ed è proprio questa la pista che i Verdi stanno vagliando. Il partito potrebbe presentare una mozione in tal senso durante la sessione autunnale.
Tuttavia, le possibilità di convincere la destra a istituire una CPI sono scarse. Secondo Pierre-Alain Fridez, ex consigliere nazionale socialista, “la maggior parte dei parlamentari riterrà che i contratti siano stati interpretati in modo errato. Temo che si fermino qui”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al “24 heures”.
Da parte sua, il PS si aspetta che il Consiglio federale verifichi se siano state rese false dichiarazioni passibili di procedimento penale in quello che considerazione un fiasco colossale. La sinistra dovrebbe quindi rifiutarsi di entrare nel merito della richiesta di credito supplementare di quasi 400 milioni di franchi per i 30 caccia americani.
Per il consigliere nazionale Benoît Gaillard (VD), dobbiamo avere più tempo a disposizione “per fare un po’ di chiarezza”. Nel nostro Stato democratico è una vergogna che un acquisto da oltre 6 miliardi, accettato a malincuore dalla popolazione, sia stato gestito così male”, ha affermato da parte sua Clarence Chollet.