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Eruzioni vulcaniche all’origine dei periodi di freddo

Keystone-SDA

Un gruppo internazionale di scienziati crede di aver individuato l'origine dei lunghi periodi di freddo che hanno caratterizzato gli ultimi millenni. Questi fenomeni sono stati probabilmente causati da eruzioni vulcaniche che hanno sconvolto il clima terrestre.

(Keystone-ATS) Per il loro studio, pubblicato sulla rivista specializzata “Nature Communications”, gli scienziati hanno raccolto informazioni sulle principali eruzioni vulcaniche verificatesi durante l’Olocene, quel periodo più caldo che ha fatto seguito a un’era glaciale e che dura ormai da 12 mila anni. Hanno poi confrontato questi dati con il verificarsi di lunghi episodi di freddo.

Hanno così constatato che oltre l’80% delle espansioni dei ghiacciai registrate durante l’Olocene erano concomitanti con almeno un’eruzione vulcanica. “Siamo convinti che non si tratti di una coincidenza”, osserva, citata in un comunicato del Fondo nazionale svizzero (FNS), Alice Paine, dell’Università di Basilea, una delle autrici dello studio.

In totale sono state analizzate 51 eruzioni vulcaniche, molte delle quali si sono verificate nella regione occidentale dell’Oceano Pacifico, lungo quella fascia instabile che gli scienziati chiamano “Cintura di fuoco”, un luogo in cui si incontrano le placche tettoniche e che ospita numerosi vulcani attivi.

Gli scienziati hanno dimostrato che alcune eruzioni, né troppo deboli né troppo intense, sono in grado di destabilizzare completamente l’equilibrio energetico della Terra e di provocare un cambiamento climatico su scala planetaria per periodi che possono estendersi per secoli.

Si tratta infatti di un effetto detto “a valanga”. L’eruzione proietta nell’atmosfera particelle di zolfo che riflettono la luce solare e provocano un raffreddamento nell’emisfero settentrionale. Il ghiaccio marino artico avanza, l’oceano trasmette meno calore all’atmosfera e le correnti marine subiscono delle modifiche.

Rinforzo reciproco

La zona di freddo si estende quindi progressivamente. “Tutti questi effetti si rafforzano a vicenda”, spiega Alice Paine. Dopo un certo periodo, il clima diventa abbastanza freddo da consentire l’avanzata dei ghiacciai, in particolare nelle regioni montuose come la Svizzera, precisa la ricercatrice.

Affinché si verifichi un simile “effetto valanga”, è tuttavia necessario che siano soddisfatte determinate condizioni. Se l’eruzione non è abbastanza forte, le particelle di zolfo non raggiungono l’alta atmosfera. Se invece è troppo potente, la colonna di polvere crolla sotto il proprio peso prima di raggiungere l’alta atmosfera.

Questi lunghi periodi di freddo che hanno caratterizzato l’Olocene non devono essere confusi con “l’anno senza estate” del 1816. All’epoca, le temperature erano scese di diversi gradi a causa dell’eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia. Il fenomeno era durato un anno, il tempo necessario affinché le particelle di polvere scomparissero dall’atmosfera.

I periodi di freddo prolungato sono di natura diversa. “Le particelle di zolfo si limitano a innescare l’effetto valanga, ma le conseguenze sul sistema terrestre persistono per decenni, se non secoli, ben oltre la scomparsa delle particelle dall’atmosfera”, sottolinea Paine.

E oggi?

Resta da vedere se un fenomeno a catena di questo tipo, con la conseguente insorgenza di un lungo periodo di freddo sulla Terra, possa verificarsi oggi o nel prossimo futuro. La questione divide per il momento la comunità scientifica e i dati disponibili non sono sufficienti per poter giungere a una conclusione definitiva.

Alcuni ritengono che il clima, già oggi squilibrato, potrebbe subire uno sbalzo più facilmente a seguito di un’eruzione vulcanica. Altri credono invece che un’eruzione sarebbe solo un fenomeno secondario nella nostra epoca, “alla luce dei massicci cambiamenti in atto nell’atmosfera”.

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