Ermotti: “Svizzera troppo compiacente, bloccata nelle riforme”
Il presidente della direzione di UBS Sergio Ermotti suona la sveglia alla Svizzera: il successo non è una legge naturale, smettiamola di essere compiacenti con noi stessi, dice.
(Keystone-ATS) Il numero uno dell’ultima grande banca elvetica rimasta mette in guardia da una strisciante perdita di competitività internazionale.
“È un fatto che nel nostro paese non tutto vada bene”, afferma il 65enne in un’intervista pubblicata oggi nella versione online del Tages-Anzeiger (TA). La sua analisi è chiara: “Guardate i grandi dossier e i temi più importanti della Svizzera negli ultimi 15 anni, ad esempio la previdenza per la vecchiaia, la politica europea, l’approvvigionamento energetico: ne trovate forse molti che abbiamo portato a termine con successo? Io no. Abbiamo un blocco delle riforme”.
Il dirigente che da quasi tre anni guida UBS dopo l’acquisizione di Credit Suisse delinea i pericoli: “Finora si è sempre detto: tutto va bene, non dobbiamo cambiare nulla. Eravamo compiacenti. Credevamo addirittura di poter dire agli altri come fare meglio. Ora abbiamo raggiunto un limite. Questo si nota dappertutto”. I problemi aumentano, che si tratti dei dazi statunitensi, dei nuovi trattati Ue, della competitività internazionale o della politica estera. “Dobbiamo diventare più intelligenti nel modo in cui posizioniamo la Svizzera in politica estera, gestiamo gli effetti degli sviluppi demografici e investiamo nell’innovazione”.
Ermotti mette in discussione un pilastro della cultura politica elvetica, la ricerca del compromesso. “Ogni soluzione politica deve essere protetta contro tutte le parti in modo che non venga presentato un referendum contro di essa. Nello sport, un compromesso è un pareggio: ma non si vince un campionato solo con dei pareggi”, sostiene. “La politica deve essere più selettiva con i compromessi e trovare soluzioni più coraggiose. Solo così possiamo andare avanti e risolvere il blocco delle riforme”.
Critiche vengono mosse anche al funzionamento della democrazia diretta. “Purtroppo spesso se ne abusa”, dice. A suo avviso occorre aumentare drasticamente il numero di firme necessarie per le iniziative popolari, che non è cambiato dagli anni ’70 nonostante la popolazione sia cresciuta quasi della metà.
Servono anche nuovi modelli per puntare più in alto. “La Svizzera si confronta con i paesi sbagliati. Non dovrebbe orientarsi verso stati economicamente deboli con grandi disuguaglianze sociali, ma verso nazioni piccole e innovative come Singapore. Una Svizzera di successo internazionale non è una legge di natura: smettiamola con la nostra compiacenza”.
In un’intervista con accenti molto politici Ermotti si esprime anche su diversi spinosi temi concreti. Vecchiaia: “È irresponsabile che il finanziamento a lungo termine della previdenza per la vecchiaia non sia garantito. L’età pensionabile deve aumentare, a seconda di ciò che una persona ha realizzato nella sua vita lavorativa”, in altri paesi è già a 67-70 anni, dobbiamo orientarci anche noi di conseguenza. Sull’immigrazione, pur sottolineando di prendere sul serio le preoccupazioni della popolazione, avverte: “Potremmo aver bisogno di fino a 400’000 lavoratori aggiuntivi nei prossimi dieci anni”.
Il banchiere che ha cominciato la carriera professionale con un apprendistato alla Cornèr Banca di Lugano critica inoltre che troppi talenti scelgano il settore pubblico: “Dal 1992, per ogni posto di lavoro nel ramo privato ne sono stati creati 1,35 nel settore statale o parastatale”. E sul debito pubblico lancia l’allarme: “Se aggiungiamo gli impegni non finanziati dei futuri sistemi sociali che saranno massicciamente in deficit, arriviamo al 373% del prodotto interno lordo”.
In materia di requisiti patrimoniali di UBS, pur affermando di “accettare ciò che verrà da Berna” Ermotti difende il diritto della banca di fare lobbying e respinge l’idea che la Svizzera abbia una regolamentazione blanda. “Oggi sono molti gli esperti che pretendono di sapere perché Credit Suisse (CS) sia fallito. Purtroppo, però, la maggior parte di loro ha preso la parola solo quando ormai era troppo tardi. E alcuni hanno difficoltà ad ammettere le proprie responsabilità”.
Riguardo al futuro di UBS, si dice fiducioso: “Il bilancio odierno di UBS è molto più ridotto di quello combinato di UBS e CS prima della crisi finanziaria globale. E abbiamo un profilo di rischio molto più basso”. L’unione comporta però chiaramente conseguenze sul fronte del lavoro. “In Svizzera si registrano purtroppo circa 3000 licenziamenti dovuti all’integrazione. La situazione non è cambiata. La maggior parte dei posti di lavoro viene eliminata attraverso la fluttuazione naturale, i prepensionamenti e misure simili. Riduciamo il numero di impieghi persi e l’impatto sociale nel miglior modo possibile. Ogni posto perso è doloroso”, sottolinea l’intervistato, che aggiunge – come già comunicato – che lascerà la sua funzione una volta terminata l’integrazione. Rimarrà quindi CEO “almeno sino alla fine del 2026 o la primavera del 2027”.
La Svizzera – osservano i giornalisti di TA – associa il nome Ermotti a un banchiere prudente che ha saputo superare diverse crisi, ma il paese teme che potrebbe subentrare un manager d’azzardo che metta in pericolo la banca. “Il mio più grande successo è stato che, anche due anni dopo la mia partenza nel 2020, UBS era così forte da poter acquisire CS”, risponde il ticinese. “Oggi stiamo selezionando i candidati giusti per la nuova dirigenza. Non devono solo avere competenze professionali, ma anche integrità. E poi: UBS non è un one-man-show. Siamo una squadra forte. E lo saremo anche in futuro”.
Il CEO prende posizione pure sulla tragedia di Crans-Montana (VS). “La perdita di così tante vite umane è straziante. I nostri pensieri vanno a tutte le persone colpite e alle loro famiglie. La catastrofe mette in luce la vulnerabilità della Svizzera: è un dato di fatto che non tutto va bene nel nostro paese. Ma nelle prime ore dopo l’incendio, la Svizzera ha reagito bene”, afferma.
“È positivo che alcuni dei responsabili abbiano ammesso i propri errori. In altri casi si sarebbe cercato di nascondere i fatti. Si può migliorare solo se si riconoscono i propri problemi e li si affronta direttamente. Per quanto riguarda la protezione antincendio e misure di sicurezza simili, la Svizzera deve definire più chiaramente cosa può delegare ai cantoni e ai comuni e cosa deve lasciare alla Confederazione”.
Dobbiamo ripensare il federalismo? “Piuttosto svilupparlo ulteriormente”, replica Ermotti. Ci sono cantoni in Svizzera che sono più bravi di altri nella pianificazione strategica. Sono addirittura più bravi della Confederazione”, aggiunge. “Ad esempio Zurigo, Svitto o Zugo. I cantoni economicamente più prosperi hanno una strategia globale riguardo al ruolo dell’economia privata per il benessere e la attuano in modo coerente”, conclude.