Egitto, Israele libererà 1890 palestinesi nella prima fase

L'Egitto, che ha fatto da mediatore nei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza, ha dichiarato che Israele rilascerà più di 1'890 prigionieri palestinesi in cambio di 33 ostaggi israeliani nella prima fase di una tregua a Gaza.
(Keystone-ATS) Il ministero degli Esteri ha dichiarato che i prigionieri saranno liberati durante la prima fase di 42 giorni del cessate il fuoco, che inizierà domenica alle 7’30 ora svizzera.
Il ministero della difesa israeliano ha annunciato che, come richiesto dal governo, a partire da questa sera saranno consegnati avvisi personali alle famiglie delle vittime di attentati, per informarle che i terroristi coinvolti nell’omicidio dei loro cari dovrebbero essere rilasciati come parte del quadro di rilascio degli ostaggi approvato dal governo dello Stato ebraico.
Gli avvisi saranno consegnati ai genitori, ai coniugi o ai rappresentanti della famiglia attraverso l’Istituto nazionale di assicurazione, le Forze di difesa israeliane (Idf), la polizia di Israele e altre agenzie di sicurezza. Il ministero della Difesa coordinerà questa attività e il personale di riabilitazione professionale accompagnerà le famiglie durante questo periodo.
“Siamo vicini alle famiglie in lutto in questo momento complesso”, si legge nella nota. Le famiglie possono ricorrere contro la liberazione di chi ha ucciso i loro cari.
Intanto, con un comunicato, l’ufficio del premier Benyamin Netanyahu rende noto che “non proseguiremo con il piano finché non riceveremo l’elenco degli ostaggi che saranno liberati, come concordato. Israele non tollererà violazioni dell’accordo. La responsabilità esclusiva è di Hamas”. Nonostante diversi rumors, Hamas non ha ancora consegnato i nomi delle tre donne che saranno rilasciate domani.
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu farà una dichiarazione ai media questa sera, precisa ancora il suo ufficio.
Dal canto suo, Il partito Otzma Yehudit ha annunciato che domani mattina presto, in seguito all’accordo che entrerà in vigore, i suoi ministri presenteranno le dimissioni dal governo e dalla coalizione. Di conseguenza, il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, il ministro per il Negev e la Galilea Yitzhak Wasserlauf, il ministro per il Patrimonio Amihai Eliyahu, nonché i presidenti delle commissioni Limor Son Har-Melech e Tzvika Fogel lasceranno i loro incarichi.
Il ministro di ultradestra israeliana Bezalel Smotrich ha invece ribadito di essere “risolutamente contrario all’accordo sugli ostaggi”. Tuttavia, ha osservato di aver ottenuto dal governo “l’impegno a cambiare completamente il metodo di guerra per arrivare ad una decisione completa, attraverso la graduale presa del controllo dell’intera Striscia di Gaza”. Smotrich non ha quindi annunciato le dimissioni dal governo.
“Abbiamo insistito e abbiamo potuto garantire, tramite una decisione del governo, nel gabinetto e in altri modi, che la guerra non sarebbe finita in alcun modo senza raggiungere i suoi obiettivi completi”, ha dichiarato.
Il ministero della Difesa israeliano ha annunciato che, come richiesto dal governo, a partire da questa sera saranno consegnati avvisi personali alle famiglie delle vittime di attentati, per informarle che i terroristi coinvolti nell’omicidio dei loro cari dovrebbero essere rilasciati come parte del quadro di rilascio degli ostaggi approvato dal governo. Gli avvisi saranno consegnati ai genitori, ai coniugi o ai rappresentanti della famiglia attraverso l’Istituto nazionale di assicurazione, l’Idf, la polizia di Israele e altre agenzie di sicurezza. Il ministero della Difesa coordinerà questa attività e il personale di riabilitazione professionale accompagnerà le famiglie durante questo periodo.
“Siamo vicini alle famiglie in lutto in questo momento complesso”, si legge nella nota. Le famiglie possono ricorrere contro la liberazione di chi ha ucciso i loro cari.
Nel frattempo, il presidente libanese, Joseph Aoun, durante un incontro a Beirut con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che l’esercito israeliano deve ritirarsi dal sud del Libano “entro la scadenza” fissata dall’accordo di cessate il fuoco che ha posto fine alla guerra tra Hezbollah e Israele, ovvero entro il 26 gennaio.
L’accordo prevede che l’esercito libanese si schieri a fianco dei Caschi Blu nel sud del Libano, da cui l’esercito israeliano deve ritirarsi entro un periodo di 60 giorni. Allo stesso tempo, Hezbollah dovrà ritirare le sue forze a nord del fiume Litani, a circa 30 chilometri dal confine, e smantellare qualsiasi infrastruttura militare rimasta nel sud del Paese. Tuttavia, questo processo non è ancora stato completato.
Il neo presidente libanese, eletto il 9 gennaio, ha denunciato “le continue violazioni israeliane sul terreno”, deplorando in particolare “la distruzione delle case e dei villaggi di confine, che vanno contro l’accordo”. “Con il ritiro delle forze israeliane e la presenza dell’esercito libanese in tutto il territorio, sarà possibile aprire un nuovo capitolo di pace”, ha dichiarato da parte sua Guterres dopo l’incontro. Il segretario generale dell’Onu, che ha visitato le forze di pace schierate al confine con Israele nel sud, ha affermato che “la cessazione delle ostilità è fragile, ma sta tenendo duro”. Quindi ha ribadito che “ora è essenziale assistere al ritiro delle forze di difesa israeliane entro i tempi concordati”.