Editori si oppongono con forza alla “pirateria” nell’IA
Gli editori svizzerotedeschi hanno nuovamente espresso la loro preoccupazione per lo sfruttamento dei contenuti mediatici da parte delle piattaforme di intelligenza artificiale (IA). Hanno ribadito la loro richiesta di essere risarciti per tale utilizzo.
(Keystone-ATS) “La pirateria” nel campo dell’IA diventerà un problema sempre più grave per i media”, ha affermato oggi il presidente dell’associazione degli editori svizzerotedeschi Schweizer Medien, Andrea Masüger, durante l’annuale riunione dell’Epifania a Zurigo. La riunione è iniziata con un minuto di silenzio in memoria delle vittime della tragedia di Crans-Montana (VS).
Il grigionese ha sottolineato che il 15% dei giovani in Svizzera utilizza l’IA per informarsi. E nel 70% dei casi, le grandi piattaforme come Google, ChatGPT o Perplexity utilizzano contenuti prodotti dai media per rispondere a domande relative all’attualità. “Forniamo loro gratuitamente la materia prima per il loro modello di business”, ha sottolineato il presidente di Schweizer Medien.
Gli editori ripongono le loro speranze nella mozione presentata dalla consigliera agli Stati Petra Gössi (PLR/SZ) e adottata da entrambe le Camere federali, che prevede un obbligo di remunerazione per l’utilizzo di prestazioni giornalistiche da parte dell’IA.
Ricercatori e Comco criticati
Masüger si è detto sorpreso dalla presa di posizione di oltre 80 professori dei Politecnici federali (PF), secondo i quali il testo minaccia la ricerca sull’IA in Svizzera. A loro avviso, non sarebbe più possibile allenare modelli di IA svizzeri, il che favorirebbe i giganti del web americani. “L’élite intellettuale della Svizzera si schiera per la prima volta a favore di un ‘Far West’ mediatico”, ha affermato Masüger.
Il presidente di Schweizer Medien ha anche criticato le riserve espresse dalla Commissione della concorrenza (Comco) sull’accordo raggiunto la scorsa primavera tra gli editori e la Società svizzera di radiotelevisione (SSR). In questo accordo, la SSR accettava di limitare la sua presenza su Internet in cambio del sostegno degli editori nella campagna contro l’iniziativa popolare “200 franchi, bastano”. Ciò ha permesso di seppellire l’ascia di guerra, secondo le parole di Masüger.
Accordo con la SSR non affossato
La Comco ha tuttavia giudicato illegittima questa limitazione delle attività online della SSR. Ha inoltre espresso riserve sulla prevista collaborazione nel campo dell’IA, sottolineando una possibile distorsione della concorrenza a scapito delle società Big Tech. “In questo caso si finisce per proteggere il gigante Golia dal piccolo Davide”, ha deplorato il presidente degli editori, ritenendo che la Comco “vivesse su Marte”.
Nonostante il veto della Comco, l’accordo con la SSR non sarà denunciato, ha precisato Masüger. Le parti rimangono in contatto per correggere ciò che può essere corretto.