Dazi, grandi aziende svizzere non troppo preoccupate
Le grandi aziende svizzere non sembrano essere particolarmente preoccupate dai dazi decisi dagli Stati Uniti. Al momento si studiano gli effetti delle barriere doganali e si invita a non farsi prendere dal panico.
(Keystone-ATS) Molte imprese intendono inoltre espandere ulteriormente la loro presenza negli Stati Uniti per aggirare i dazi. Ecco le reazioni delle società raccolte dall’agenzia Awp:
ABB – La strategia aziendale punta all’autosufficienza in ogni regione: già oggi il 75-80% dei prodotti negli Stati Uniti viene fabbricato localmente. Si continua a monitorare attentamente la situazione. Le catene di approvvigionamento vengono costantemente valutate, in linea con il modello operativo decentralizzato.
EMMI – È colpita nelle specialità casearie esportate dalla Svizzera, come il Gruyère DOP: questi articoli sono già stati aumentati di prezzo e seguiranno ulteriori adeguamenti. Per il resto l’azienda produce principalmente a livello locale.
EMS-CHEMIE – Si è già preparata in modo preventivo a possibili barriere commerciali internazionali e ha strutturato le proprie catene di fornitura di conseguenza. Gli articoli venduti negli Stati Uniti sono quasi esclusivamente fabbricati in loco o sono esenti dai dazi doganali statunitensi in quanto specialità importanti.
KÜHNE+NAGEL – Essendo un gruppo attivo a livello globale, la quota elvetica di Kühne+Nagel è limitata. L’impresa afferma però di essere più che mai al fianco dei clienti per fornire loro consulenza in materia di sdoganamento.
LINDT&SPRÜNGLI – Gli aumenti dei dazi doganali statunitensi sulle importazioni dalla Svizzera e da altri paesi europei hanno un impatto immediato limitato. La maggior parte dei prodotti venduti negli Stati Uniti è prodotta localmente nello stabilimento di Stratham, nel New Hampshire. Gli articoli provenienti dall’Europa rappresentano solo una piccola parte del volume totale negli Usa.
LONZA – Continua a seguire con attenzione gli sviluppi. Grazie alla forte presenza produttiva negli Stati Uniti, a una solida rete globale e a una strategia di approvvigionamento americano che privilegia l’acquisto sul mercato interno il gruppo resta fiducioso.
NESTLÉ – Nel 2024 è stato realizzato un fatturato di 29,7 miliardi di franchi negli Stati Uniti, a fronte di un totale di 91,4 miliardi di franchi. Viene prodotto sul posto il 90% di ciò che viene venduto. Da tempo la società investe nella produzione e nell’approvvigionamento locali.
NOVARTIS – Sta esaminando la lettera del presidente americano Donald Trump che esige ribassi del prezzo dei medicamenti. L’impresa dice di rimanere fermamente impegnata nell’obiettivo di trovare modi per migliorare l’accesso ai farmici per i pazienti.
ROCHE – Sta esaminando gli annunci di Trump in materia di dazi. La priorità assoluta rimane quella di garantire che i pazienti e i clienti in tutto il mondo abbiano accesso ai medicamenti e alle soluzioni diagnostiche di cui hanno bisogno. Con il recente investimento di 50 miliardi di dollari (circa 41 miliardi di franchi al cambio attuale) negli Stati Uniti viene ribadito l’impegno a favore del sistema sanitario e dei pazienti negli Usa.
SANDOZ – Secondo l’interpretazione comune, i dazi doganali riguardano il paese di origine dei beni e dei servizi, non il paese di quotazione in borsa. Sandoz non ha stabilimenti di produzione in Svizzera e inoltre realizza oltre l’80% del proprio fatturato al di fuori degli Stati Uniti.
SIKA – Poiché quasi il 100% dei prodotti e delle soluzioni venduti negli Stati Uniti sono fabbricati nel paese stesso, la multinazionale si sente ben protetta dall’impatto diretto dei dazi doganali.
SONOVA – Sulla base delle informazioni pubblicate dal governo statunitense e delle linee guida emanate dall’autorità doganale l’azienda può confermare che gli apparecchi acustici e gli impianti cocleari (compresi i relativi accessori) continuano ad essere esenti dai dazi doganali statunitensi recentemente annunciati sulle importazioni, indipendentemente dal paese di origine.