Dall’Ue 6 miliardi per le difese aree di Kiev, anche i Patriot
La Commissione Europea ha stanziato 6,1 miliardi di euro all'Ucraina nell'ambito del prestito da 90 miliardi, completando così l'assegnazione dei fondi previsti per il 2026 sotto la dicitura "assistenza militare".
(Keystone-ATS) Ovvero circa 30 miliardi. Cosa altrettanto importante, il pacchetto contiene le deroghe necessarie per far sì che Kiev possa acquistare i missili intercettori Patriot, di cui ha un disperato bisogno. “L’Ucraina prevarrà”, ha tagliato corto la presidente dell’esecutivo blustellato Ursula von der Leyen.
Intanto i raid continuano. “La progressiva escalation della Russia con gli Shahed a reazione sta assumendo sempre più chiaramente una natura terroristica”, ha denunciato Volodymyr Zelensky. Nel corso della giornata, i russi hanno preso “deliberatamente di mira le stazioni di servizio a Kiev”, uccidendo due persone e ferendone altre nove.
Zelensky ha inoltre affermato che i raid hanno colpito anche “la società Kyivstar” e che ci sono stati attacchi sulle regioni di Kiev, Kirovohrad, Dnipro, Odessa, Donetsk, Kherson, Kharkiv e Mykolaiv. L’aumento delle frequenza dei raid sta iniziando a destare preoccupazione in ambito Ue e Nato, soprattutto in vista dell’inverno.
Da qui la corsa a blindare i cieli. Per quanto riguarda i droni a reazione c’è la fiducia assoluta sul fatto che gli esperti ucraini troveranno presto un modo per contrastarli. “Sono i numeri uno al mondo”, assicura un funzionario europeo. Per quanto riguarda i missili balistici, invece, non c’è niente da fare, servono i Patriot.
Il Commissario alla Difesa Andrius Kubilius, annunciando la prima riunione operativa del Consiglio dell’Alleanza Ue-Ucraina sui droni, che di fatto porterà alla costruzione del famoso “drone-wall” promesso l’anno passato da von der Leyen (nel mentre ha cambiato nome più volte ma quella è la sostanza), ha fornito delle cifre da capogiro.
Mosca, in un anno, è capace di produrre – al momento – “10 milioni di droni FPV, 130mila Shahed a reazione e 1.700 missili balistici”. Il problema ora come ora è tutto ucraino ma, in prospettiva, anche europeo poiché i 27 sono lontanissimi da poter contrastare tale potenza di fuoco (basti dire l’Ue, nel suo insieme, sforna solo 1,5 milioni di droni FPV all’anno). Ecco perché l’alleanza Ue-Ucraina è fondamentale.
Il Consiglio comprende 18 membri fondatori (9 dell’Ue e 9 dell’Ucraina), tra cui “produttori, innovatori, start-up e scale-up”, intende promuovere “joint venture” nonché l’istituzione di linee di montaggio in grado di “mantenere la prontezza operativa” durante i periodi di calma e di “aumentare la produzione” nel giro di poche settimane.
Nel breve termine, però, tocca operare in emergenza. La Germania sta facendo il possibile e l’impossibile per dare a Kiev i missili intercettori che le servono – PAC-2 e PAC-3 – ma da sola non può coprire il fabbisogno. Kubilius ha spiegato che l’Ucraina ha già “intese o accordi” con Paesi fornitori per consegne previste nel 2027 e ora si sta studiando se siano possibili “scambi” con gli alleati che hanno scorte nei magazzini in modo da anticipare le spedizioni prima del prossimo inverno. In pratica una corsa contro il tempo.
Non sempre, d’altra parte, si marcia nel verso giusto. L’estensione delle sanzioni contro la Russia, da approvare prima del 15 settembre, è stata bloccata una volta di più da Bratislava, poiché in cambio vuole rimuovere dalla lista gli oligarchi Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. Con un colpo di scena. Per quanto riguarda Usmanov, alla richiesta potrebbe unirsi pure la Francia.