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Un romanzo per non dimenticare Chernobyl

Il disastro nucleare di Chernobyl fa da sfondo al romanzo "Quelle in cielo non erano stelle", della scrittrice svizzera Nicoletta Bortolotti. Incontro con l'autrice.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 aprile 2021 - 10:00
Claudio Moschin

Sono trascorsi 35 anni dall'incidente di Chernobyl: il 26 aprile 1986 presso la centrale nucleare nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, il reattore numero 4 subisce un grave e irreparabile danno. Scoppia un incendio, e inizia il rilascio nell’atmosfera di una grande quantità di materiale radioattivo, una nube tossica che porterà, nei giorni seguenti, particelle radioattive nei cieli di mezza Europa.

Ma le precipitazioni che ripuliranno via via l'aria genereranno danni anche maggiori: depositi radioattivi di diversa entità si depositeranno infatti al suolo. Contaminando così animali e terreni. Per centinaia e centinaia di anni.

Un disastro globale che ora fa da sfondo al nuovo romanzo dal titolo “Quelle in cielo non erano stelle” (Mondadori), opera della scrittrice svizzera Nicoletta Bortolotti e pubblicata proprio in questi giorni. Storia con diversi protagonisti narranti, la stessa nube tossica sprigionatasi dopo l'incidente, un ragazzino italiano la cui famiglia ospita una bambina ucraina colpita dalle radiazioni, e infine una volpe che vive nella foresta intorno all'ex centrale nucleare di Chernobyl. Abbiamo incontrato la scrittrice che vive in Italia, alle porte di Milano.


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