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La leggendaria storia di Auguste Piccard e del batiscafo Trieste

Nel 1953 lo svizzero Auguste Piccard stupì il mondo facendo inabissare il suo batiscafo nel Mar Tirreno. Una storia che ritorna nella città in cui fu costruito questo sommergibile rivoluzionario.

Nel pomeriggio del 1° agosto 1953, in un punto riparato del porto di Castellammare di Stabia, venne calato in mare il batiscafo Trieste. Due mesi dopo, il 30 settembre, nelle acque dell’isola di Ponza si inabissò nel Mar Tirreno fino a toccare la profondità record di 3’150 metri, nella Fossa Tirrenica.

Un’impresa che finì sui giornali di mezzo mondo e che era il risultato di anni di lavoro, frutto del genio del fisico ed esploratore di Basilea Auguste Piccard (1884-1962), ma anche della determinazione e della capacità di relazione di Diego de Henriquez (1909-1974), studioso e collezionista triestino, nonché fondatore del museo storico della città.

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In occasione del 70° anniversario della storica immersione del 1953, il Museo della guerra per la pace Diego de Henriquez di Trieste ha inaugurato la mostra Il batiscafo Trieste: il progetto di Auguste Piccard, il sogno di Diego. La curatrice è Antonella Cosenzi, responsabile dello stesso museo, che si è avvalsa della collaborazione di Enrico Halupca, il primo a recuperare le testimonianze di de Henriquez sull’argomento, poi confluite nel suo libro Il Trieste (Italo Svevo editrice, 2019), evidenziando la centralità del collezionista soprattutto nella prima fase del progetto.

La mostra è aperta fino al 3 marzo. Il Museo della guerra per la pace Diego de Henriquez si trova a Trieste, in via Cumano 22.

È aperto il lunedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17, il mercoledì dalle 10 alle 19. Martedì chiuso.

La mostra ripercorre l’impresa del Trieste attraverso i ricordi di de Henriquez, che per primo in Italia sostenne e promosse il progetto di Piccard. Documenti d’archivio, fotografie, giornali e altre testimonianze raccontano il rapporto, a partire dal 1948, tra Auguste Piccard, suo figlio Jacques e lo stesso Henriquez.

Per la prima volta sono esposti documenti originali del carteggio di Jacques Piccard e Diego de Henriquez che hanno permesso di ricostruire la storia del progetto italo-svizzero, costruito a Monfalcone nei Cantieri riuniti dell’Adriatico e nelle Acciaierie di Terni, e poi assemblato dalla Navalmeccanica di Castellamare di Stabia con il supporto logistico della Marina militare italiana.

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Auguste Piccard assieme al figlio Jacques presenta il suo progetto al sindaco di Trieste Giovanni Bartoli (di spalle). Keystone / Gianni Vitrotti

 Nel 1958, con l’acquisto da parte della marina militare statunitense, iniziò la seconda vita del Trieste. Il 23 gennaio 1960, guidato da Jacques Piccard e dal tenente della US Navy Don Walsh, il batiscafo raggiunse il fondale marino più profondo del pianeta, la Fossa delle Marianne, a 10’916 metri di profondità. Un nuovo record, dopo quello nei mari italiani di sette anni prima. Oggi il natante si trova esposto al National Museum of the Us Navy di Washington.

 L’esperienza del Trieste fu fondamentale, tra l’altro, per gli enormi passi avanti fatti in quegli anni dall’oceanografia, perché servì a dimostrare che a profondità mai esplorate prima esistevano diverse forme di vita.

Una figura che ha ispirato Hergé

Nato nel 1884 a Basilea, Auguste Piccard si è diplomato in ingegneria meccanica al Politecnico federale di Zurigo. Ha insegnato nell’ateneo zurighese e all’Università libera di Bruxelles.

Oltre a scoprire nel 1917 un nuovo isotopo dell’uranio, ha inventato diversi strumenti di misura, tra cui un sismografo estremamente preciso.

Nel 1931 e nel 193 ha effettuato due voli nella stratosfera a bordo di un pallone a gas di sua invenzione, diventando di fatto il primo astronauta della storia.

Il fumettista belga Hergé, autore di Tintin, si è ispirato proprio ad Auguste Piccard per il personaggio del professor Trifone Girasole

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