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Cuba teme di essere il prossimo target dopo Venezuela e Iran

Keystone-SDA

Dopo gli interventi in Venezuela e Iran, crescono i timori di un'azione per il controllo da parte degli Stati Uniti di Cuba.

(Keystone-ATS) A ipotizzare un’accelerazione della mossa già ventilata dalla Casa Bianca è stato il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, alleato storico dei tre paesi. “Stanno tentando un piano simile per Cuba”, ha affermato, alimentando la tensione.

Nelle ore in cui USA e Israele avviavano la campagna in Medio Oriente, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio denunciava uno status quo “inaccettabile” a Cuba sollecitando riforme economiche e politiche “drammatiche” per evitare il fallimento.

A questo si aggiunge la pressione dell’influente dissidenza cubana in esilio a Miami che, durante un evento, ha lanciato un “Accordo per la liberazione di Cuba”, sottoscritto dai principali gruppi dell’opposizione, uniti per sollecitare un rapido cambiamento.

Di fronte a ultimatum, pressioni e bombardamenti, sembra muoversi qualcosa. Dopo aver ribadito a lungo che per il governo “la resa non è un’opzione”, il tono del presidente cubano Miguel Díaz-Canel è cambiato. “Dobbiamo concentrarci nell’implementare le trasformazioni urgenti e necessarie al modello economico e sociale”, ha detto, esortando il governo ad agire contro la crisi aggravata dallo stop alle forniture di greggio venezuelano dopo la cattura di Nicolás Maduro e dal successivo annuncio di sanzioni contro tutti i paesi che rifornissero di petrolio l’isola. Il piano di salvataggio, lanciato poche ore dopo, punta su alleanze tra settore pubblico e privato, pur mantenendo il monopolio statale su sanità, istruzione e difesa.

Cuba affronta la peggiore crisi economica dalla rivoluzione del ’59. Sull’isola manca tutto: medicine, cibo, beni di prima necessità. L’urgenza attuale è generata dalla carenza di carburante. Nella drammatica situazione energetica il petrolio è l’unico mezzo per alimentare le vetuste centrali termoelettriche che, quando funzionano, forniscono metà dell’energia necessaria, costringendo a prolungati blackout. Le poche ore al giorno di elettricità disponibili potrebbero diminuire ulteriormente, con ripercussioni su forniture di alimenti e funzionamento degli ospedali.

L’Avana denuncia inoltre episodi che indicherebbero tentativi di provocare una sommovimento interno. La scorsa settimana la marina aveva intercettato un motoscafo nelle acque territoriali dell’isola con 14 fucili, 11 pistole e circa 13’000 munizioni a bordo. Dei dieci occupanti, quattro erano stati uccisi e altri sei incriminati per terrorismo.

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