Crans-Montana: Jans, “attriti con l’Italia del tutto inutili”
Il consigliere federale Beat Jans difende l'idea di corrispondere un aiuto immediato di 50'000 franchi per le vittime della tragedia di Crans-Montana (VS) e in relazione ai problemi con l'Italia parla di "inutili attriti".
(Keystone-ATS) In un’intervista alla Schweiz am Wochenende, il ministro di giustizia si esprime anche sull’iniziativa dell’UDC contro la Svizzera a 10 milioni di abitanti, spiegando perché la ritiene “anti-svizzera”.
“Non si può calcolare il valore di una vita umana: una vita umana non ha prezzo”, afferma il politico renano. “Vogliamo inviare un segnale alle persone colpite; il contributo di solidarietà dovrebbe alleviare la loro situazione in questa circostanza eccezionalmente difficile. Questi 50’000 franchi non sono una cifra precisa per un danno subito, ma l’espressione del senso di giustizia del Consiglio federale, della solidarietà della Confederazione”.
“Il Consiglio federale vuole inviare un messaggio al mondo: in una catastrofe così terribile non lasciamo nessuno da solo. Ed è anche un messaggio interno, un appello alla Svizzera: è nostra tradizione aiutare le vittime in situazioni straordinarie. Lo abbiamo dimostrato in occasione di catastrofi precedenti”. Il governo non si è mosso a causa di quanto succede altrove. “Non è stata la pressione dall’estero. Se tutte le vittime fossero state svizzere, il Consiglio federale avrebbe adottato le stesse misure”, ha assicurato.
Riguardo alla decisione dell’Italia di richiamare l’ambasciatore a Roma, Jans conferma che questi non è ancora tornato a Berna. Il 61enne riconosce che fra i due paesi vi sono ancora frizioni, a suo avviso “del tutto inutili”. “La Svizzera è uno stato di diritto funzionante. Il procedimento penale è in corso e l’autorità competente svolge il suo lavoro. E trattiamo sempre le richieste di assistenza giudiziaria dall’estero secondo gli stessi criteri. L’Italia può contare sul fatto che raccoglieremo le sue istanze e che verranno trattate correttamente”, sottolinea.
Sulla comunicazione tra canton Vallese e Confederazione, Jans ammette di essere stato informato “con pochissimo preavviso” della fondazione “Beloved” voluta dal Vallese. Ma precisa: “Il Consiglio federale accoglie espressamente con favore l’aiuto e la fondazione del canton Vallese. Abbiamo bisogno di questa solidarietà. Le pretese saranno presumibilmente molto elevate. Per questo ogni aiuto è benvenuto”.
Interrogato sull’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni” l’ex consigliere di stato basilese invita i cittadini a valutare attentamente il testo. “L’iniziativa non offre soluzioni ai problemi, a differenza del Consiglio federale e del parlamento: stiamo intensificando l’orario dei treni e ampliando costantemente le stazioni. Se ampliamo le infrastrutture, creiamo spazio”, spiega. “A queste persone vorrei dire: con questa iniziativa puntate sul cavallo sbagliato. I problemi diventerebbero più grandi, non più piccoli. Con l’iniziativa aggraveremmo la carenza di personale infermieristico, nella ristorazione, nei cantieri. Ne soffriremmo tutti”.
Il ministro definisce l’iniziativa “estrema” e “antisvizzera”. “Attacca frontalmente la via bilaterale, e non in futuro, ma già a partire da 9,5 milioni di abitanti. Ci porterebbe grossi problemi con l’Ue, proprio ora che abbiamo bisogno di un buon rapporto con l’Unione europea perché siamo sotto pressione”. L’esponente del PS evidenzia il contesto internazionale difficile: “La Russia rivendica territori nel nostro continente. Gli Stati Uniti attaccano le nostre pratiche commerciali. Lo stato di diritto, la democrazia e la libertà sono sempre più sotto pressione. In questa situazione, l’iniziativa crea ulteriore incertezza”.
In relazione ai suoi primi anni in carica, Jans si dice soddisfatto. “Traccio un bilancio molto positivo dei primi due anni. Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissato”. Torna poi su una sua frase controversa (“L’Islam appartiene alla Svizzera”), ammettendo: forse sarebbe stato più abile dire: le musulmane e i musulmani appartengono alla Svizzera. “Questa sarebbe stata forse l’espressione migliore”. Sulle critiche ricevute, conclude: “Le sfide sono grandi, ma questo mi piace e non mi spaventa”.