Consumo di carne: offerta in aumento, ma solo grazie a importazioni
Lo scorso anno in Svizzera l'offerta di carne è aumentata in modo significativo: sono state messe sul mercato 469'408 tonnellate, segnando un incremento del 3,5% rispetto al 2024 (+2,5% pro capite).
(Keystone-ATS) Mentre la produzione indigena è leggermente calata, le importazioni sono cresciute in modo deciso, facendo scendere la quota di mercato interna dal 79,6% al 77,3%.
A trainare la crescita è stato soprattutto il segmento bovino, con un’offerta in aumento del 6,2%, ha indicato oggi l’associazione di categoria Proviande. Il pollame conferma il suo trend positivo con un +5,0%, mentre la carne suina registra un incremento più moderato, pari al 2,0%. In controtendenza la carne di vitello, in calo del 6,2% a causa di una flessione produttiva dell’8,1% nella Confederazione. Arretra anche l’offerta di carne di cavallo (-6,5%).
Il settore lancia peraltro un allarme: l’aumento delle importazioni, dovuto a una produzione interna che stenta a decollare, comporta una perdita di valore aggiunto per l’economia locale. Gli operatori puntano il dito contro quella che definiscono una politica di ostacolo alla costruzione di nuove strutture, come nel caso degli allevamenti di pollame. L’obiettivo rimane quello di produrre il più possibile in Svizzera, ma per farlo, argomenta Proviande, servono condizioni quadro più favorevoli.
Infine, una precisazione: l’offerta non corrisponde al consumo effettivo. Studi federali indicano che solo il 75-80% della carne disponibile viene effettivamente mangiata, mentre la restante parte è costituita da scarti (ossa, grassi), perdite per spreco alimentare o cibo per animali domestici.