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CN approva accordo col Mercosur e aiuti all’agricoltura

Keystone-SDA

Dopo un dibattito intenso, il Consiglio nazionale ha approvato oggi - dopo un primo "niet" in giugno - l'accordo di libero scambio col Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) con 118 voti a favore, 66 contrari e 10 astensioni. Il dossier ritorna agli Stati.

(Keystone-ATS) Questa volta l’intesa è riuscita a superare i veti incrociati degli ambienti legati all’agricoltura e di quelli più sensibili alla protezione dell’ambiente e dei diritti umani.

In particolare, la Camera del popolo, come lunedì il Consiglio degli Stati, ha approvato una proposta di compromesso a favore dei contadini che prevede lo stanziamento di 517 milioni di franchi per il periodo 2028-2033, ossia 480 milioni per crediti d’investimento e 37 milioni per la promozione dello smercio, con una quota riservata alla promozione delle esportazioni agricole.

Circa i problemi legati all’ambiente, diversamente dai “senatori”, il Nazionale ha deciso di aumentare di 25 milioni di franchi i mezzi destinati alla cooperazione internazionale per lottare contro la deforestazione, in particolare dell’Amazzonia. A causa di questa divergenza, il dossier dovrà essere riesaminato – domani – dal Consiglio degli Stati.

Come ricordato, nel giugno scorso il Nazionale aveva bocciato il dossier a causa dell’opposizione degli ambienti legati all’agricoltura (soprattutto UDC) e di quelli vicini all’ambiente e alla protezione dei diritti umani. Quel voto negativo ha costretto il plenum a riprendere daccapo oggi l’intero esercizio, dibattito di entrata in materia compreso.

Accelerare i tempi

Benché l’entrata nel merito non fosse contestata, la sinistra avrebbe voluto rinviare l’intero dossier al Consiglio federale affinché quest’ultimo organizzasse una procedura di consultazione, in cui si tenesse conto della decisione degli Stati di lunedì scorso di attribuire all’agricoltura oltre mezzo miliardo, una somma considerata da Fabian Molina (PS/ZH) un artificio per “comperare” il sostegno dei contadini a questo accordo che, fra altro, non terrebbe in seria considerazione aspetti quali la deforestazione e i diritti umani.

La richiesta di rinvio è stata tuttavia rispedita al mittente dalla maggioranza, in virtù sia del compromesso elaborato dai “senatori” che tiene conto delle preoccupazioni dei contadini, sia del fatto che l’intesa col Mercosur deve essere approvata al più presto. Per il centro-destra, Verdi liberali compresi, in un frangente storico caratterizzato da tensioni geopolitiche e una frammentazione dei mercati, con annesso aumento dei dazi, è essenziale per la Svizzera cercare nuovi sbocchi per la propria economia di esportazione, mitigando in questo modo l’eccessiva dipendenza dal mercato europeo e da quello statunitense.

Stare a guardare, non è un’opzione

Come affermato dal “ministro” dell’economia, Guy Parmelin, già lunedì scorso agli Stati, questa intesa è “strategica” per l’industria elvetica, anche perché i diretti concorrenti non restano a guardare; da inizio maggio, l’Ue ha messo in vigore provvisoriamente un accordo di libero scambio col Mercosur. Ogni giorno che passa significa perdere quote di mercato per la nostra economia, ha messo in guardia il consigliere federale democentrista.

Si tratta insomma di non perdere una ghiotta occasione tenuto conto che il Mercosur, con i suoi 270 milioni di consumatori e un valore di 3-4 miliardi di franchi l’anno per l’export elvetico, rappresenta 155 milioni annuali di minori dazi per le nostre imprese.

Un gesto per ambiente e diritti umani

Seppur favorevoli all’intesa, i Verdi liberali hanno però reso attenti i presenti sull’importanza di considerare anche gli aspetti ambientali e sociali. Nel suo intervento, Corina Gredig (ZH) ha rammentato la possibilità, ormai certa, che venga lanciato il referendum. Quest’ultimo, stando a un sondaggio, ha buone possibilità di essere accolto dal popolo solo se si tiene conto del problema legato alla deforestazione dell’Amazzonia. In caso contrario, stando all’inchiesta la maggioranza degli Svizzeri rifiuterebbe l’accordo.

La minaccia di un possibile smacco alle urne ha fatto breccia nella destra – tranne l’UDC – che ha approvato un aumento dei mezzi (25 milioni), affinché il Consiglio federale integri nella propria strategia di cooperazione 2029-2032 programmi efficaci contro la deforestazione dell’Amazzonia e la creazione di catene di valore sostenibili.

Oltre a ciò, il plenum ha stabilito che il Consiglio federale dovrà controllare attentamente gli effetti dell’accordo sull’agricoltura e sugli altri settori economici, coinvolgendo periodicamente le commissioni parlamentari competenti e gli ambienti interessati e presentando un rapporto al Parlamento cinque anni dopo l’entrata in vigore dell’accordo. In più, l’attuazione degli impegni internazionali della Svizzera in materia di lotta contro il lavoro forzato dovranno essere oggetto di un monitoraggio periodico

Si deve fare di più

Per quanto attiene alla protezione di ambiente e diritti umani, il campo rosso-verde chiedeva di più. Tuttavia, nessuna chance hanno avuto le proposte di integrare nell’intesa le prescrizioni del regolamento dell’UE sulla deforestazione e la proposta di vietare l’importazione di merci prodotte, in tutto o in parte, col lavoro forzato (ivi compresa l’introduzione di poteri d’inchiesta rafforzati e la possibilità di sospendere provvisoriamente le importazioni in caso di sospetti fondati).

Con la sua proposta, Rudi Berli (Verdi/GE) avrebbe voluto addirittura vietare l’importazione in Svizzera di prodotti provenienti dagli Stati del Mercosur in caso di mancato rispetto delle norme elvetiche in materia di allevamento (per esempio accesso all’aria aperta per gli animali o divieto delle gabbie per l’allevamento del pollame), uso di antibiotici e altre sostanze vietate.

Riferendosi a quest’ultima richiesta, Parmelin ha rammentato che la Svizzera non può imporre ad altri Paesi le proprie norme in materia di protezione degli animali. Tuttavia, le derrate importate devono rispettare le leggi elvetiche in materia sanitaria e di igiene, nonché essere etichettate affinché il consumatore possa scegliere con cognizione di causa se un prodotto contiene ormoni oppure se è stato ottenuto nel rispetto del benessere animale.

Quanto a diritti umani e lavoro forzato, il consigliere federale vodese ha sottolineato che la Svizzera si orienta a norme internazionali e che aspetti come la lotta contro il lavoro forzato sono già inclusi negli accordi di libero scambio conclusi bilateralmente con gli altri Stati.

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