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CN: sostenere società civile iraniana e armeni del Nagorno Karabakh

Keystone-SDA

(Keystone-ATS) La Svizzera deve sostenere la società civile iraniana nella lotta per i diritti delle donne e i diritti umani e aiutare quella armena in seguito al conflitto scoppiato nel Nagorno Karabakh.

È quanto chiede il Consiglio nazionale che ha approvato oggi due atti parlamentati in materia depositati dalla sua Commissione di politica estera.

Iran

Per quanto riguarda l’Iran, con 117 voti contro 62 e 5 astenuti, la Camera del popolo ha accolto una mozione in una versione modificata dagli Stati che chiede un sostegno alla società civile nella lotta per i diritti umani e delle donne, ma non vuole la ripresa integrale delle sanzioni dell’Unione europea (Ue) contro il regime di Teheran. Gli Stati avevano fatto altrettanto in settembre.

In un primo tempo, il Nazionale – contro il parere del Consiglio federale – avrebbe voluto che la Svizzera riprendesse tutte le sanzioni decise dall’Ue contro il regime iraniano. Ma la Camera dei Cantoni ha poi attenuato il testo nella sua forma accolta oggi anche da quella del popolo.

Il Parlamento chiede al Consiglio federale di adottare misure, “ragionevoli e appropriate”, per sostenere la società civile iraniana. La situazione delle donne e dei diritti umani in Iran è catastrofica, ha dichiarato Fabian Molina (PS/ZH) a nome della commissione.

Il socialista zurighese fatto riferimento alla morte, nel settembre 2022, di Mahsa Amini, una giovane donna curda che ha perso la vita dopo essere stata arrestata per aver violato il codice di abbigliamento. La sua morte ha provocato manifestazioni su larga scala, che sono state represse con spargimento di sangue.

Svizzera ha ruolo di potenza protettrice

Oggi l’UDC si è opposta invano alla mozione. Le donne in Iran sono innegabilmente discriminate e torturate. Ma la Svizzera svolge un ruolo speciale, grazie al suo mandato di potenza protettrice e al suo statuto di Paese neutrale, ha dichiarato Monika Rüegger (UDC/OW). Ma il plenum non l’ha seguita.

Anche il consigliere federale Ignazio Cassis si è detto favorevole al testo nella sua forma modificata. È proprio per non compromettere il ruolo di Berna quale potenza protettrice, che si deve rinunciare alla seconda richiesta della mozione, ossia quella di riprendere interamente le sanzioni dell’Unione europea contro membri del regime iraniano.

La situazione in Iran rimane critica, ha riconosciuto il ministro degli Esteri, e il numero di incarcerazioni ed esecuzioni è in aumento. Nell’attuale contesto, qualsiasi sostegno diretto alle organizzazioni della società civile attive nel campo dei diritti umani le espone a rischi significativi di rappresaglie, non ha nascosto il ticinese.

Nagorno Karabakh

Il secondo atto parlamentare, un postulato – adottato tacitamente -, chiede al Governo di redigere un rapporto che indichi quali misure Berna può intraprendere per contribuire alla liberazione dei prigionieri di guerra armeni ancora detenuti in Azerbaigian e ottenere garanzie per la sicurezza di quelli rimasti nel Nagorno Karabakh.

La Confederazione è anche invitata a fornire sostegno agli oltre 100’000 cittadini armeni originari del Nagorno Karabakh “che sono stati costretti a rifugiarsi in Armenia e che si ritrovano in una situazione precaria con poco aiuto internazionale”, afferma il testo del postulato.

Nella sua presa di posizione, il Consiglio federale – che raccomandava l’adozione del postulato – ricorda come la Svizzera sia presente da tempo nella regione. Il nostro Paese finanzia inoltre le operazioni in Armenia e Azerbaigian del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che si occupa in particolare della questione dei prigionieri e fornisce sostegno alle persone rimaste in loco.

Con l’adozione del presente postulato, il Consiglio nazionale ha parzialmente dato seguito a una petizione del “Comité Suisse-Karabagh”, che chiedeva, oltre all’invio di aiuti umanitari, anche il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione degli Armeni del Nagorno-Karabakh e una sanzione economica e diplomatica dell’Azerbaigian per i crimini di guerra commessi.

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